[recensionE] Housewife: incubi e citazioni, citazioni e incubi

 I traumi infantili sono quella cosa che quando ce li hai, ti rimangono addosso per sempre come le cicatrici, quando non li hai significa che sono stati rimossi e seppelliti nella parte più buia e nascosta di te, e torneranno a galla quando meno te lo aspetti. La protagonista di “Housewife” – secondo lungometraggio del regista turco Can Evrenol al suo primo lavoro in inglese con un cast internazionale – ha traumi talmente grossi da portarsene ancora addosso alcuni e da averne dovuti rimuovere altri. Dopo aver visto la madre squilibrata uccidere la sorella, sgozzare il padre e inveire contro invisibili presenze chiamate “Visitatori“, Holly si trova da adulta a dover fare i conti con una costante sensazione di paura, di smarrimento e di solitudine, che nemmeno una vita agiata e un rapporto apparentemente sereno col marito riescono a scacciare via. Si rivela invece provvidenziale per lei partecipare al meeting di una psico-setta, Umbrella of Love and Mind, una specie di Scientology dei viaggi astrali e del controllo dei sogni, dove viene casualmente indicata come “la prescelta” dal carismatico leader ed esperto onironauta Bruce. Che è anche un gran figo.

Continua a leggere [recensionE] Housewife: incubi e citazioni, citazioni e incubi
Annunci

[Anteprima] Halloween è morto, lunga vita ad Halloween (ma anche no)

Come i lettori più affezionati sapranno, questo blog si occupa raramente di horror del circuito mainstream, di film della grande e ricca distribuzione, di remake, sequel, prequel e di altre creature filmiche di natura derivativa. Per tante e valide ragioni, prima tra cui dare spazio alle alle idee originali e alle pellicole indipendenti. Eppure quella del tributo ai successi del passato è una delle grandi ossessioni dell’horror contemporaneo nonché uno dei leitmotiv cinematografici di un 2018 segnato, folgorato e trafitto da un gran numero di rifacimenti, seguiti, nuovi capitoli. E se l’horror in questione è Halloween, annunciato in maniera roboante e seguito da un’esplosione contagiosa irrefrenabile di puro hype, diretto da David Gordon Green, prodotto dalla Blumhouse, interpretato da Jamie Lee Curtis e approvato dal maestro Carpenter in persona, e se si tratta di un Halloween che ignora tutta la progenie successiva al capolavoro originario del 1978, di un titolo senza numeri né sottotitoli, senza vendette né prologhi, e se si ha l’occasione di vederlo in anteprima, perché mai rinunciare?

Continua a leggere [Anteprima] Halloween è morto, lunga vita ad Halloween (ma anche no)

[Recensione] The Endless: verso l’infinito e horror

Era il lontano 2012 e due giovani registi-scenografi-produttori rispondenti ai nomi di Justin Benson e Aaron Moorhead confezionavano “Resolution“, un piccolo gioiellino horror indipendente sconosciuto ai più. Quel film è il punto di partenza e di ritorno essenziale nel quale emerge già la cifra stilistica del duo, destinato a rimanere unito nelle seguenti produzioni (Spring e VHS / Viral, fyi): basso budget e buone idee, paradossi spazio-temporali e atmosfere lovecraftiane, approccio personale e disinvolto alla macchina da presa.

[Attenzione: da qui in avanti troverete spoiler rilevanti sulla trama]

Continua a leggere [Recensione] The Endless: verso l’infinito e horror

Non si deve profanare il sonno dei morti. E nemmeno buttare le cartacce per terra.

Né sfidare le leggi della natura in nome del profitto, perché le conseguenze potrebbero essere terribili. Non si deve profanare il sonno dei morti di Jorge Grau è un film pieno di divieti e impedimenti, già a partire dai dialoghi e dalla sceneggiatura. Le sole cose che gli vengono concesse sono l’accesso per direttissima nella hall of fame dei film culto per gli appassionati del genere e una lunga serie di titoli alternativi per le varie riedizioni nazionali: Let sleeping corpses lie, The living dead at the Manchester morgue, Don’t open the windowLe Massacre des morts-vivantsDa dove vieni e Zombi 3, con l’evidente obiettivo di confondere il più possibile le idee allo spettatore.

Continua a leggere Non si deve profanare il sonno dei morti. E nemmeno buttare le cartacce per terra.

AMORE TERRORE / Breve guida alle storie d’amore nel cinema horror – Parte #1

Inutile girarci intorno: ogni storia d’amore è un po’ anche una storia d’orrore. La prova sta in quel lungo brivido di paura che ogni singola volta corre veloce dall’amigdala al duodeno al solo pensiero di avere a che fare con il proprio ex. O nelle svariate occasioni in cui il fantasma della persona amata sia apparso a tormentarci sotto forma di casuale ritrovamento di oggetti più o meno significativi nascosti in luoghi più o meno significativi. O semplicemente nell’incubo dei suoi calzini sporchi da lavare o dei suoi capelli annidati ovunque, se non vogliamo scendere troppo nel drammatico.

Ma il connubio amore-paura fa bella mostra di sé soprattutto nel cinema horror, quasi mai esente da incursioni da parte del sentimentalismo. Prerogativa dei grandi classici in bianco e nero giunta quasi intatta ai giorni nostri, la storia d’amore come elemento cardine del film horror o come sub-plot più o meno funzionale alla sceneggiatura è un’entità apparentemente imprescindibile per i più. Sono poche, infatti, le pellicole in cui non siano presenti una storia d’amore, un innamoramento lampo o almeno una coppietta in camporella.

Ecco quindi una prima selezione di film horror che declina in maniera variegata il concetto di amore, suddivisa per categorie e schieramenti, con una pellicola capofila e suggerimenti per affinità elettive. E con un occhio di riguardo, come sempre, per le produzioni indipendenti, neglette e scalcagnate.

Cliccate sulle anteprime delle immagini per sfogliare la gallery e fateci sapere nei commenti qual è il vostro horror d’amore preferito.

Continua a leggere AMORE TERRORE / Breve guida alle storie d’amore nel cinema horror – Parte #1

[Recensione] Pyewacket, non disturbare il famiglio che dorme

Come risolvere una crisi familiare provocata da una morte improvvisa, esacerbata da un lutto mai elaborato e scandita dagli squilibri di una madre alcolizzata e dai disagi adolescenziali di una figlia col pallino dell’occulto? Evocando un demone, è chiaro.

Continua a leggere [Recensione] Pyewacket, non disturbare il famiglio che dorme

[Recensione] The Ritual: la crisi di mezz’età è una cosa mostruosa

Non dev’essere facile per un uomo superare lo scoglio psicologico dei quarant’anni, se si scarta l’idea dell’acquisto di un macchinone costoso, o di un viaggio all’insegna della perdizione in un’isola frequentata da ventenni alcolizzati, optando magari per un impegnativo trekking nel più oscuro e profondo anfratto della foresta svedese. Soprattutto quando a complicare le cose intervengono una deviazione di percorso imprevista, gli screzi con i compagni di avventura, il ritrovamento di animali sbudellati, i segni inequivocabili di un rituale in corso incisi sugli alberi, numerose allucinazioni e una carrellata di disgrazie in rapida successione.

The-Ritual-

The Ritual di David Bruckner è innanzitutto questo: il racconto di un viaggio e di un percorso interiore dall’ambientazione boschiva. La vicenda gira attorno alle disavventure di quattro amici, decisi a ritirarsi temporaneamente nella natura selvaggia. L’idea è di onorare il ricordo di un quinto compagno, ucciso tempo addietro durante una rapina, con la codarda complicità di uno di loro, Luke: rimasto in disparte a osservare l’omicidio, egli assiste a una scena che gli si riproporrà in più occasioni sotto forma di allucinato senso di colpa.

the ritual

Ma non è soltanto il rimorso a preoccupare il gruppo di esploratori: è la sensazione di non essere soli in mezzo a quei tronchi dalle crepature ostili. Sono le allucinazioni e gli inquietanti ritrovamenti di carcasse incastrate tra i rami. Sono degli strani simboli incisi sugli alberi. Costretti per l’infortunio di uno di loro a deviare dal sentiero alla ricerca della strada più breve, i quattro si troveranno intrappolati in una sorta di labirinto esoterico e onirico dal quale si esce radicalmente trasformati: da esseri umani a vittime sacrificali di una mostruosa creatura la cui progressiva rivelazione costituisce uno dei meccanismi portanti del film. Che riesce a portarsi avanti in maniera lineare pur proponendo una notevole quantità di elementi e topos, dalla lotta dell’uomo contro la natura e contro sé stesso ai richiami alla mitologia norrena, dal tema della trasformazione interiore e fisica a quello del’immolazione rituale.

the_ritual2

A metà strada tra survival slasher in chiave mistica e horror folk sui generis che ricorda un po’ The Blair witch project – graziosamente epurato dalla tecnica del found footage e da macroscopiche limitazioni di budget – The Ritual è un ottimo lavoro di regia per David Bruckener, che si era già fatto apprezzare in V/H/S e Southbound e che realizza un film visivamente ineccepibile all’insegna del perfezionismo, una pellicola dalla fotografia elegante e algida che si fa perdonare un finale decisamente sottotono.

Nudist colony of the dead: tutti insieme appassionatamente morti

Cosa succede se un gruppo di teenager viene mandato in un’ex colonia nudista invasa da zombi, per un campeggio cristiano all’insegna della preghiera e della morigeratezza?
Essi canteranno e balleranno tutti insieme dei motivetti terribilmente accattivanti, regalando il migliore spettacolo che ci si possa aspettare da una commedia- musical horror realizzata con un budget di circa 2,500 dollari: Nudist Colony of the Dead, diretta da Mark Pirro, noto ai più – cioè ai meno – per aver coraggiosamente diretto una discreta quantità di B-movie horror demenziali quali “Curse of the Queerwolf“, “A Polish vampire in Burbank” e “Rectuma“.

Continua a leggere Nudist colony of the dead: tutti insieme appassionatamente morti

The Hypnotic Eye (1960): deturpazioni facciali, stati di trance e hype

Se c’è una lezione che s’impara pensando allo strano caso di The Hypnotic Eye, poco nota pellicola del 1960 diretta da George Blair, pubblicizzata in maniera massiccia per poi essere quasi dimenticata negli anni a venire, è che a volte il marketing non paga.
Era l’epoca della pubblicità aggressiva, delle grandi occasioni, della spensieratezza economica e il cinema, preso anch’esso da questa frenesia, ingurgitava frotte di spettatori attratti dalla voglia di novità, di tecniche di ripresa avveniristiche e di visioni coinvolgenti. Seguendo l’esempio di William Castle, prolifico regista di B-movie e produttore di Rosemary’s Baby, incoronato re dei “gimmick” (ovvero delle trovate pubblicitarie sensazionalistiche e fantasiose), la casa produttrice di The Hypnotic Eye prometteva infatti alla sua audience un’esperienza elettrizzante grazie allo spettacolo di Ipnomagia, una fregnaccia inventata su due piedi dai pubblicitari per far credere che gli spettatori sarebbero caduti realmente in stato di trance durante la visione del film, con tanto di dimostrazioni promozionali dal vivo per generare quello che oggi chiamiamo hype.

Continua a leggere The Hypnotic Eye (1960): deturpazioni facciali, stati di trance e hype

Faccio cose, vedo horror.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: