[RECENSIONE] THE HOUSE THAT JACK BUILT: BENVENUTI IN CASA VON TRIER

Disclaimer: questo post contiene spoiler rilevanti sulla trama.

L’origine dell’arte, il male, il cinema, l’egotismo, i discorsi deliranti, la narrazione episodica e didascalica: c’è davvero tanto di Von Trier nel nuovo film di Von Trier, e non avrebbe potuto essere altrimenti. Il controverso regista danese ha partorito un horror che è una proiezione narcisistica e mostruosa di sé e del proprio lavoro, una sorta di casa ben strutturata su più piani e arredata di tutto punto con un gusto baroccheggiante per la saturazione e l’abbondanza.

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[SPECIALE DUEMILADICIHORROR] I FILM HORROR DEL 2018 DA NON LASCIARSI SFUGGIRE

Smaltiti i postumi del 2018 ma non ancora i tanti film che ci ha regalato, è giunto il momento di trarre le somme con una selezione dei migliori film horror dell’anno appena trascorso, come sempre alla ricerca di pellicole indipendenti o ingiustamente sottovalutate. Per questo motivo, non mi soffermerò più di tanto a parlare di produzioni mainstream, seppur valide, delle quali si è già discusso tanto, sia qui e altrove, come ad esempio l’ottimo Unsane di Steven Soderberg, il soddisfacente Ghostland di Pascal Laugier, l’amato/odiato e poco compreso Hereditary di Ari Aster o ancora Climax, che è riuscito a farmi rivalutare Gaspar Noe. Ecco quindi, in ordine sparso, un elenco ragionato e impopolare degli horror meritevoli di grazia nel 2018 secondo Horror Vacui:

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[recensionE] Housewife: incubi e citazioni, citazioni e incubi

 I traumi infantili sono quella cosa che quando ce li hai, ti rimangono addosso per sempre come le cicatrici, quando non li hai significa che sono stati rimossi e seppelliti nella parte più buia e nascosta di te, e torneranno a galla quando meno te lo aspetti. La protagonista di “Housewife” – secondo lungometraggio del regista turco Can Evrenol al suo primo lavoro in inglese con un cast internazionale – ha traumi talmente grossi da portarsene ancora addosso alcuni e da averne dovuti rimuovere altri. Dopo aver visto la madre squilibrata uccidere la sorella, sgozzare il padre e inveire contro invisibili presenze chiamate “Visitatori“, Holly si trova da adulta a dover fare i conti con una costante sensazione di paura, di smarrimento e di solitudine, che nemmeno una vita agiata e un rapporto apparentemente sereno col marito riescono a scacciare via. Si rivela invece provvidenziale per lei partecipare al meeting di una psico-setta, Umbrella of Love and Mind, una specie di Scientology dei viaggi astrali e del controllo dei sogni, dove viene casualmente indicata come “la prescelta” dal carismatico leader ed esperto onironauta Bruce. Che è anche un gran figo.

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SUSPIRI – Un elenco (s)ragionato di opinioni approssimative su Suspiria

Di Suspiria, il remake-non-remake di Luca Guadagnino, s’è parlato tantissimo, forse troppo ma mai abbastanza. L’abnorme mole di attenzione mediatica riservata a questo film già dallo scorso anno ha generato un nutrito coacervo di opinioni superficiali e tagliate con l’accetta, che ha inglobato sia il Suspiria originale di Dario Argento, sia il Suspiria di Guadagnino, alla disperata ricerca di una presa di posizione in termini assoluti.
Qui di seguito, riportate in forma rigorosamente anonima, alcuni dei pareri esposti – a caldo e a freddo – da critici, blogger, spettatori, avventori di passaggio e da chiunque si sia sentito in dovere di condividere le proprie idee per entrare nel merito del dibattito cinematografico:

  • «Suspiria di Dario Argento fa cacare».

  • «Suspiria di Guadagnino fa cacare».

  • «Suspiria avrà fatto paura negli anni Settanta, ma oggi non è più credibile».

  • «Suspiria di Guadagnino non fa paura».

  • «Guadagnino non nasce come regista di horror, quindi non può essere in grado di girare un horror».

  • «Nel nuovo Suspiria c’è decisamente troppa, troppa CGI»

  • «Se avessi voluto guardare un film fassbinderiano, avrei guardato un film di Fassbinder».

  • «Non puoi fare un remake di Suspiria in cui di Suspiria non c’è davvero proprio nulla e intitolarlo Suspiria…»

  • «Il titolo Suspiria serve solo a farsi pubblicità»

  • «DUEOREMMEZZA di film, ma siamo pazzi?»

  • «Suspiria di Guadagnino è solo un’altra espressione diretta di quell’horror d’autore intellettualoide, cerebrale e astratto che va tanto di moda oggi».

  • «Ma che c’entra la storia?»

  • «Ma che c’entra il muro di Berlino?»

  • «Ma che c’entra l’autunno del ’77?»

  • «Ma che c’entra il femminismo?»

 

Qual è il commento assolutista che preferite? Quali altri aggiungereste a questa lista? Fatecelo sapere nei commenti. Prego astenersi dal fornire opinioni equilibrate e ragionevoli che contemplino al tempo stesso pregi e difetti di una pellicola o aperte all’idea che possano piacere entrambi i Suspiria, per ragioni diverse e a netto di impossibili confronti stilistici.

 

[Anteprima] Halloween è morto, lunga vita ad Halloween (ma anche no)

Come i lettori più affezionati sapranno, questo blog si occupa raramente di horror del circuito mainstream, di film della grande e ricca distribuzione, di remake, sequel, prequel e di altre creature filmiche di natura derivativa. Per tante e valide ragioni, prima tra cui dare spazio alle alle idee originali e alle pellicole indipendenti. Eppure quella del tributo ai successi del passato è una delle grandi ossessioni dell’horror contemporaneo nonché uno dei leitmotiv cinematografici di un 2018 segnato, folgorato e trafitto da un gran numero di rifacimenti, seguiti, nuovi capitoli. E se l’horror in questione è Halloween, annunciato in maniera roboante e seguito da un’esplosione contagiosa irrefrenabile di puro hype, diretto da David Gordon Green, prodotto dalla Blumhouse, interpretato da Jamie Lee Curtis e approvato dal maestro Carpenter in persona, e se si tratta di un Halloween che ignora tutta la progenie successiva al capolavoro originario del 1978, di un titolo senza numeri né sottotitoli, senza vendette né prologhi, e se si ha l’occasione di vederlo in anteprima, perché mai rinunciare?

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[Recensione] The Endless: verso l’infinito e horror

Era il lontano 2012 e due giovani registi-scenografi-produttori rispondenti ai nomi di Justin Benson e Aaron Moorhead confezionavano “Resolution“, un piccolo gioiellino horror indipendente sconosciuto ai più. Quel film è il punto di partenza e di ritorno essenziale nel quale emerge già la cifra stilistica del duo, destinato a rimanere unito nelle seguenti produzioni (Spring e VHS / Viral, fyi): basso budget e buone idee, paradossi spazio-temporali e atmosfere lovecraftiane, approccio personale e disinvolto alla macchina da presa.

[Attenzione: da qui in avanti troverete spoiler rilevanti sulla trama]

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Non si deve profanare il sonno dei morti. E nemmeno buttare le cartacce per terra.

Né sfidare le leggi della natura in nome del profitto, perché le conseguenze potrebbero essere terribili. Non si deve profanare il sonno dei morti di Jorge Grau è un film pieno di divieti e impedimenti, già a partire dai dialoghi e dalla sceneggiatura. Le sole cose che gli vengono concesse sono l’accesso per direttissima nella hall of fame dei film culto per gli appassionati del genere e una lunga serie di titoli alternativi per le varie riedizioni nazionali: Let sleeping corpses lie, The living dead at the Manchester morgue, Don’t open the windowLe Massacre des morts-vivantsDa dove vieni e Zombi 3, con l’evidente obiettivo di confondere il più possibile le idee allo spettatore.

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AMORE TERRORE / Breve guida alle storie d’amore nel cinema horror – Parte #1

Inutile girarci intorno: ogni storia d’amore è un po’ anche una storia d’orrore. La prova sta in quel lungo brivido di paura che ogni singola volta corre veloce dall’amigdala al duodeno al solo pensiero di avere a che fare con il proprio ex. O nelle svariate occasioni in cui il fantasma della persona amata sia apparso a tormentarci sotto forma di casuale ritrovamento di oggetti più o meno significativi nascosti in luoghi più o meno significativi. O semplicemente nell’incubo dei suoi calzini sporchi da lavare o dei suoi capelli annidati ovunque, se non vogliamo scendere troppo nel drammatico.

Ma il connubio amore-paura fa bella mostra di sé soprattutto nel cinema horror, quasi mai esente da incursioni da parte del sentimentalismo. Prerogativa dei grandi classici in bianco e nero giunta quasi intatta ai giorni nostri, la storia d’amore come elemento cardine del film horror o come sub-plot più o meno funzionale alla sceneggiatura è un’entità apparentemente imprescindibile per i più. Sono poche, infatti, le pellicole in cui non siano presenti una storia d’amore, un innamoramento lampo o almeno una coppietta in camporella.

Ecco quindi una prima selezione di film horror che declina in maniera variegata il concetto di amore, suddivisa per categorie e schieramenti, con una pellicola capofila e suggerimenti per affinità elettive. E con un occhio di riguardo, come sempre, per le produzioni indipendenti, neglette e scalcagnate.

Cliccate sulle anteprime delle immagini per sfogliare la gallery e fateci sapere nei commenti qual è il vostro horror d’amore preferito.

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[Recensione] Pyewacket, non disturbare il famiglio che dorme

Come risolvere una crisi familiare provocata da una morte improvvisa, esacerbata da un lutto mai elaborato e scandita dagli squilibri di una madre alcolizzata e dai disagi adolescenziali di una figlia col pallino dell’occulto? Evocando un demone, è chiaro.

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Faccio cose, vedo horror.

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