[Recensione] The Transfiguration: come diventare un vampiro in poche semplici mosse

Imparare a memoria la filmografia dedicata, accumulare ricchezze, bere sangue umano almeno una volta al mese. Queste le regole del perfetto succhiasangue secondo Milo, un adolescente introverso e taciturno che elabora certi traumi personali sviluppando un interesse morboso verso il mito del vampiro, creatura affascinante ma condannata alla solitudine, essere che si nutre delle vite altrui ma che dalle vite altrui è attratto, demone tanto potente quanto vulnerabile. The Transfiguration di Michael O’ Shea, ambientato nel Queens, a New York, in un isolato ad alta concentrazione di criminalità e disagio, cita in maniera aperta e speculare Let the right one in di Tomas Alfredson, la pellicola svedese del 2008 che ha cambiato per sempre il modo di guardare e raccontare i vampiri.

Continua a leggere [Recensione] The Transfiguration: come diventare un vampiro in poche semplici mosse

Annunci

Bloodsucking Freaks, the Torture Horror Porno Show

Uno dei primi commenti nei quali ci si imbatte su Rotten Tomatoes cercando informazioni su Bloodsucking Freaks di Joel M. Reed (e che mi ha spinta a vederlo di corsa) è: “Se ti è piaciuto guardare questo film, onestamente non voglio conoscerti“.
Un film di brutte persone per brutte persone, questo, dal titolo fuorviante e dalla storia scalcinata: inizialmente titolato “The Incredible Torture Show“, T.i.t.s. per gli amici, sfuggito in maniera rocambolesca alla censura e gloriosamente distribuito dalla Troma, Bloodsucking Freaks è un tripudio di cattivo gusto, exploitation grossolana, torture di vario genere e scene di comicità più o meno involontaria.
Continua a leggere Bloodsucking Freaks, the Torture Horror Porno Show

Savage Hunt of King Stakh (1980): dalla Bielorussia con folklore

In principio era The Wicker Man, e folk horror fu. Il film del ’73 di Robin Hardy – non il primo del suo genere, ma probabilmente il più famoso  – ha aperto la strada a un filone cinematografico dal potenziale tanto ricco quanto poco sdoganato, quello che racconta le tradizioni più spaventose, i miti e le leggende legati a un luogo. Non esiste un paese o una comunità in cui non ci sia del folklore, e non esiste folklore che non rimandi all’occulto, alla magia, a creature mostruose, a superstizioni dimenticate e a dimensioni altre: perché quindi non travasare questo mondo bizzarro su pellicola come forma moderna di narrazione? Da Il grande inquisitore (1968) a The VVitch (2015) passando attraverso Kill List o A field in England, tra i più famosi, o tra i decisamente meno popolari Jug Face e Lord of Tears, senza dimenticare il contributo fondamentale dei registi scandinavi in quella che si configura come una vera e propria invasione nordica del genere horror e che tanto mutua dai racconti dei boschi e dalla mitologia norrena (troverete prossimamente un apposito listone  dedicato), il folk horror sembra godere di ottima salute pur rimanendo all’interno di un’enclave ben protetta.

Continua a leggere Savage Hunt of King Stakh (1980): dalla Bielorussia con folklore

[Recensione] The Lure: Sirenetta Horror Picture Show

Metti una sera in un night club polacco due sirene, disco music in sottofondo, paillettes e luci stroboscopiche tutt’intorno, voci ammalianti e grosse code di pesce servite agli sguardi affamati degli spettatori. Aggiungi una versione un po’ horror e un po’ spinta della Sirenetta di Andersen e ottieni The Lure  (titolo originale: Córki dancingu) di  Agnieszka Smoczynska, un musical horror polacco presentato lo scorso anno al Sundance Festival.
Continua a leggere [Recensione] The Lure: Sirenetta Horror Picture Show

Killer Klowns from Outer Space: i pagliacci non sono persone orribili

Sono alieni. Alieni orribili.
Prima di IT, sia il vecchio che il remake, prima di Amusement e di Strange Circus c’erano loro, i pagliacci assassini dallo spazio profondo, protagonisti della pellicola culto scritta, prodotta e diretta dai fratelli Chiodo: Killer Klowns from Outer Space (1988) ovvero una delle trashate più creative dello scorso millennio.

Continua a leggere Killer Klowns from Outer Space: i pagliacci non sono persone orribili

Jigoku (1960): splatter before it was cool

Cos’è l’inferno? Com’è fatto? Potrebbe somigliare a un autobus che non si ferma mai, pieno stracolmo di pendolari maleodoranti? Potrebbe avere le fattezze di un’interminabile fila di macchine in partenza intelligente al quindici di agosto? È insomma una forma di punizione prolungata e inevitabile ma in qualche modo a noi familiare oppure un luogo metafisico svincolato dalla nostra percezione?
È il cinema giapponese degli anni Sessanta a prendersi la briga di rispondere a tali annose questioni con quello che viene ricordato per essere uno dei primi film con vocazione splatter ed elementi gore: Jigoku di Nobuo Nakagawa, che racconta l’inferno rifacendosi alla tradizione buddista e da una prospettiva (apparentemente) terrena, umana e materiale, rappresentando con quadretti vivaci tutte le possibili cause di dannazione che possono condurre a uno stadio dell’esistenza fatto di atroci sofferenze, corporee e psicologiche. Ma, sorpresa, l’inferno inizia ben prima del trapasso. E per qualcuno esiste anche una possibilità di redenzione.

Continua a leggere Jigoku (1960): splatter before it was cool

[Recensione] Cut Shoot Kill: apri tutto, smarmella, DAI!

Uno slasher con protagonista una troupe cinematografica che gira uno slasher in cui gli attori sono personaggi e i personaggi sono attori e anche gli addetti ai lavori sono un po’ attori e un po’ personaggi – in un tripudio di metacinema che fa pensare alla versione horror di Boris, la gloriosa serie italiana che mostra con surreale onestà il mondo sommerso del “dietro del quinte” televisivo, del lavoro sporco di chi non appare sullo schermo. In estrema sintesi è quel che propone Cut Shoot Kill di Michael Walker, solo con una gran quantità di sangue in più.

Continua a leggere [Recensione] Cut Shoot Kill: apri tutto, smarmella, DAI!

A girl walks home alone at night: l’amore è un morso mai dato

La prima cosa che ho fatto dopo aver guardato A girl walks home alone at night di Ana Lily Amirpour è stata rimanere ferma a fissare il vuoto pensando di aver appena visto uno dei film più belli del nuovo millennio e che se mai avessi aperto un blog sul cinema horror indipendente – cosa che ho effettivamente fatto qualche tempo dopo – avrei voluto dargli un nome che in qualche modo potesse richiamarne il titolo. Ma “Horror Vacui” funzionava meglio di ” A girl watches movies alone at night” e me ne sono fatta una ragione.

Continua a leggere A girl walks home alone at night: l’amore è un morso mai dato

Horror in Bowery Street: l’irresistibile scioglievolezza del trash

Era il 1987, l’euforia del decennio più cotonato del secolo andava scemando e un giovane di nome Jim Muro ci regalava Street Trash – in Italia Horror in Bowery Street –, uno dei melt movie più famosi e apprezzati dai cultori del cattivo gusto. Si tratta dell’unico lungometraggio da regista di Muro, operatore di macchina particolarmente abile nell’uso della steadicam che avrebbe lavorato in seguito a film come Terminator 2 e Titanic.

Continua a leggere Horror in Bowery Street: l’irresistibile scioglievolezza del trash

Mayhem: i colletti bianchi si ammazzano (di lavoro)

Lavoratori indaffarati, un virus potentissimo e otto ore di mattanza in ufficio. Potrebbe sembrare la descrizione di una qualsiasi giornata lavorativa in periodo d’influenza e invece è Mayhem di Joe Lynch, corporate horror che indugia nel limbo della commedia senza risparmiare ettolitri di sangue sparso.

Continua a leggere Mayhem: i colletti bianchi si ammazzano (di lavoro)

Faccio cose, vedo horror.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: