Nudist colony of the dead: tutti insieme appassionatamente morti

Cosa succede se un gruppo di teenager viene mandato in un’ex colonia nudista invasa da zombi, per un campeggio cristiano all’insegna della preghiera e della morigeratezza?
Essi canteranno e balleranno tutti insieme dei motivetti terribilmente accattivanti, regalando il migliore spettacolo che ci si possa aspettare da una commedia- musical horror realizzata con un budget di circa 2,500 dollari: Nudist Colony of the Dead, diretta da Mark Pirro, noto ai più – cioè ai meno – per aver coraggiosamente diretto una discreta quantità di B-movie horror demenziali quali “Curse of the Queerwolf“, “A Polish vampire in Burbank” e “Rectuma“.

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Alucarda (1977): tutta nera, tutta calda

Prendi un collegio abitato da suore, aggiungi un lesbo-patto con il Diavolo, amalgama con tantissime urla da soap opera latinoamericana e ottieni Alucarda di Juan López Moctezuma. La ricetta base di questo film messicano sembra facile, ma il condimento è molto più ricco di quanto non possa sembrare a un primo assaggio.

Intanto c’è il regista, Moctezuma, che è anche un collaboratore di Jodorowskj e che per questo non potrà fare a meno di insaporire la sua pellicola con un velato misticismo fiabesco, che anni dopo Guillermo Del Toro (tra registi “horror” MENO amati da chi scrive, NdA) non potrà fare a meno di apprezzare e omaggiare.
Poi c’è l’inevitabile accostamento a due film ben più famosi e pregiati: I Diavoli di Ken Russel, seppur con tutte le differenze del caso, per l’affinità tra le scene di isteria collettiva e invasamento di attraenti suorine, sul ciglio della nunxploitation e Carrie di Brian De Palma per alcune palesi analogie visive nel finale. E in un circolo vizioso che va per aspera ad astra – più aspera che astra, a dirla tutta – si passa dall’omaggio alla letteratura del Marchese de Sade a una recitazione da telenovelas con tanto di urla finte riproposte con cadenza regolare di una ogni trenta secondi.

Alucarda è un’adolescente inquieta e dagli scarsi freni inibitori, con un aspetto piuttosto dark, lunghi capelli scuri a incorniciare lo sguardo e vestito nero goticheggiante a disegnarne la sagoma. Essa vive in un orfanotrofio simile a una casa rupestre gestito da suore che indossano strani e palesemente scomodi vestiti color cipria che sembrano creazioni di Gucci sotto mescalina:

Nata sotto una cattiva stella e genuinamente votata al male, Alucarda seduce la sua compagna di stanza Justine, coinvolgendola in una serie rocambolesca di vicissitudini che comprendono un patto col demonio in salsa lesbo, un soffocante rapporto d’amore, la possessione demoniaca, un esorcismo in chiave bdsm con tanto di crocifissione da nuda e torture, la morte di Justine, una breve resurrezione della stessa sotto forma di demone grondante sangue, l’eliminazione definitiva a suon di acido muriatico e un paio di denunce per disturbo della quiete pubblica.

Quello di Moctezuma è un film visionario e quasi ingenuo, dalla realizzazione imperfetta che ne mina la credibilità ma che gli assicura un posto tra i film di culto che raccontano un’epoca, gli anni Settanta, lasciando intravedere in filigrana gli argomenti caldi di un decennio allucinato: la ribellione sessuale, un ritorno alla natura e alla nudità, l’esoterismo, la ricerca di culti alternativi a quello cattolico e cristiano. Impossibile prenderlo sul serio ma difficile non apprezzarlo e rimanere sorpresi dal paradossale iato filmico tra buone e cattive idee, genuinità e povertà della sceneggiatura, carisma dei personaggi e scarsa capacità recitativa del cast.

[Anteprima] Notte Nuda, paura nel bosco dei morti viventi

Chi la fa l’aspetti e soprattutto non si deve profanare il sonno dei morti, altrimenti succedono cose poco piacevoli. Queste le premesse di Notte Nuda, il nuovo film di Lorenzo Lepori presentato in anteprima e in versione “raw” la scorsa settimana al Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano.

Ambientazione silvestre colma di mistero e atmosfera plumbea decisamente più greve rispetto alla placida semplicità delle stradine di Casalpusterlengo in cui era ambientato  il precedente Catacomba, Notte Nuda è un susseguirsi di presagi funesti, resurrezioni empie e disgrazie di varia entità.
Protagonisti delle vicende sono i due amici di vecchia data Paolo e Andrea – quest’ultimo interpretato da Pascal Persiano, plasmato da esperienze recitative fondamentali e totalizzanti nel mondo del terrore italico come Paganini Horror, Dèmoni 2, CentoVetrine – e Milena, una bellissima ragazza dal fare disinibito. Senza perdere tempo con i convenevoli, i tre si lasciano andare a una notte di bagordi, sesso e droga che finisce ovviamente in tragedia, con la morte più o meno accidentale della ragazza. Ma come recita un antico adagio, “la bamba porta consiglio”: i nostri decidono saggiamente di occultare il cadavere della donna, opportunamente sezionato e riposto in valigia, seppellendolo nel bosco con la pendenza più ripida di tutto il territorio toscano. Il coefficiente di difficoltà aumenta con l’apparizione di alcune presenze decisamente ostili nascoste tra gli alberi.

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Notte Nuda è un trionfo del prostetico, quello fatto bene, d’ispirazione vintage ma dalla realizzazione sorprendentemente curata. Lo stesso principio si applica alla sceneggiatura che ricalca certi fumetti licenziosi degli anni Settanta e Ottanta e alla regia attenta ai dettagli, sempre nel solco del B-movie, del cinema di genere e delle produzioni indipendenti low budget: pare insomma che l’horror italico sia ancora vivo e lotti insieme a noi.

[Recensione] Slumber: demoni del sonno e incubi soporiferi

Esiste qualcosa di più inquietante dei disturbi del sonno? Di vedere qualcuno aggirarsi per casa, occhi spiritati e privo di coscienza, compiere azioni apparentemente senza senso? Di avvertire una presenza o essere gli unici a vedere ombre e arabeschi di materia oscura aggirarsi minacciosi nella stanza da letto? Di aprire gli occhi nel cuore della notte e non riuscire a muoversi né gridare? Sonnambulismo, allucinazioni ipnagogiche e paralisi del sonno sono fenomeni reali e per questo più terrificanti di qualsiasi entità paranormale. Basterebbe tenere in mente questo dettaglio – di come la realtà, con le sue sfaccettature reali e spigolose, possa spaventare più di qualsiasi mostro o apparizione – per creare un horror credibile ed efficace. Ma Slumber di Jonathan Hopkins intraprende un sentiero diverso, indugiando su jumpscare, demoni e ricostruzioni scientificamente poco accurate di fenomeni ampiamente diffusi e tipici come la deambulazione notturna, gli stati allucinatori durante la transizione sonno-veglia o le paralisi.

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Giallo a Venezia: parafilie, assassini e uova sode tra i canali

I cadaveri di due sposi rinvenuti sulla riva di un canale della Giudecca, una grossa introvabile forbice come arma del delitto, un numero imprecisato di piste – da quelle che si sniffano a quelle da seguire per le indagini –  ed è subito giallo. All’italiana, s’intende.

Giallo a Venezia è un film del 1979 dall’ambientazione molto lagunare diretto dal prolifico Mario Landi, passato con disinvoltura dagli sceneggiati televisivi a una produzione che, se esistesse il termine erosslasher, chiamerei esattamente così.

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[Recensione] The Transfiguration: come diventare un vampiro in poche semplici mosse

Imparare a memoria la filmografia dedicata, accumulare ricchezze, bere sangue umano almeno una volta al mese. Queste le regole del perfetto succhiasangue secondo Milo, un adolescente introverso e taciturno che elabora certi traumi personali sviluppando un interesse morboso verso il mito del vampiro, creatura affascinante ma condannata alla solitudine, essere che si nutre delle vite altrui ma che dalle vite altrui è attratto, demone tanto potente quanto vulnerabile. The Transfiguration di Michael O’ Shea, ambientato nel Queens, a New York, in un isolato ad alta concentrazione di criminalità e disagio, cita in maniera aperta e speculare Let the right one in di Tomas Alfredson, la pellicola svedese del 2008 che ha cambiato per sempre il modo di guardare e raccontare i vampiri.

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Bloodsucking Freaks, the Torture Horror Porno Show

Uno dei primi commenti nei quali ci si imbatte su Rotten Tomatoes cercando informazioni su Bloodsucking Freaks di Joel M. Reed (e che mi ha spinta a vederlo di corsa) è: “Se ti è piaciuto guardare questo film, onestamente non voglio conoscerti“.
Un film di brutte persone per brutte persone, questo, dal titolo fuorviante e dalla storia scalcinata: inizialmente titolato “The Incredible Torture Show“, T.i.t.s. per gli amici, sfuggito in maniera rocambolesca alla censura e gloriosamente distribuito dalla Troma, Bloodsucking Freaks è un tripudio di cattivo gusto, exploitation grossolana, torture di vario genere e scene di comicità più o meno involontaria.
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Non è mai troppo tardi, anno nuovo edition: i film horror del 2017 che forse vi sono sfuggiti

Pur con la consapevolezza che il più grande e terrificante horror del 2017 è stato proprio il 2017, ecco una selezione di film dal circuito indipendente (e non) che vale la pena recuperare, con alcune aranzulliane ma doverose precisazioni: per ovvi motivi non troverete la maggior parte dei titoli strillati, iperpubblicizzati e promossi nelle sale cinematografiche senza passare dal via, né si parlerà di tutti i sequel, prequel e reboot dei vari franchise horror sui quali sono state spese forse fin troppe parole, per onorare il concetto di “selezione”. Verranno nominati alcuni ottimi film usciti quest’anno ma realizzati in precedenza e per questo già presenti nei listoni – che vi invito a leggere – dedicati ai film horror del 2015 e ai film horror del 2016 o con rimando alla loro recensione. In base a un principio simile, mancheranno altrettanti titoli che troverete però, sempre in questi orrorifici lidi, nei prossimi mesi. La maggior parte dei film proposti non è ancora stata doppiata in italiano.

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Natale con i tuoi, Horror con chi vuoi: i film NON natalizi da guardare durante le feste

Per tutti gli anticonformisti delle feste comandate, per tutti coloro che si sono stufati dei vari elenchi che puntualmente consigliano Krampus, tutte le varianti dei babbi natale assassini – da To all a good night a Santa’s Slay – o i grandi classici horror natalizi come Silent Night Bloody Night insieme a proposte più recenti come Better Watch Out – passando dai vari Black Christmas, To all a good night, Rare Export, P2, Christmas Cruelty, e via discorrendo e che non vogliono avere a che fare con omini di marzapane cattivi e renne malefiche ma che non vogliono rinunciare a visioni horror tipicamente invernali, ecco un listone di film che magari hanno poco a che vedere col Natale in sé ma in cui ci sono tanta neve, tanto freddo, tanta paura.

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Blacula: vampiro nero, amore vero

Su internet esiste una sorta di legge, simile a quella di Murphy o al principio di Peter, la rule 34, che recita pressappoco così: “esiste la versione porno di qualsiasi cosa. Senza eccezioni”. Di seguito alcuni esempi calzanti:

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Faccio cose, vedo horror.

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