Green Room – All nazis must die

Ogni volta che assistete a un concerto, vi chiedete mai cosa ci sia dietro, come funzioni il meccanismo che porta un determinato gruppo a suonare in un determinato locale? Molte band si affidano alle agenzie di booking, che fanno da intermediari tra i musicisti e i gestori dei locali e si smazzano tutte le incombenze logistiche legate al tour, dall’accordo sui pagamenti alla ricerca di vitto e alloggio, dalle indicazioni per i tecnici del suono alla programmazione delle date. Altre invece optano per il più economico fai-da-te, un po’ come gli Ain’t rights, il gruppo punk squattrinato protagonista di Green Room, pellicola del 2015 diretta dallo statunitense Jeremy Saulnier.

Perché questa bizzarra premessa? Perché i guai per i quattro musicisti iniziano quando, nel corso di un tour fallimentare organizzato a casaccio e in piena autonomia, al termine dell’ennesima serata andata a rotoli, i quattro si ritrovano in mano la bellezza di sei dollari a testa come compenso per un concerto imbarazzante in un locale merdoso. E chiedono a un loro contatto, un punk duro e puro con la cresta e il gilet che non ha mai smesso di sognare, di aiutarli a mettere una pezza e procurare loro una nuova data da qualche parte. E il punk li aiuta, ha un cugino, il famoso cugino che risolve tutti i problemi, che lavora in un pub sperduto da qualche parte nell’Oregon. Un locale un peletto di destra, dice.

Ovviamente si tratta di un covo di arrabbiatissimi skinhead neo-nazisti, grossi come caterpillar e stupidi come buoi lobotomizzati. E per rendere l’atmosfera meno pesante, i nostri decidono di esordire con una cover dei Dead Kennedys: Nazi Punks Fuck Off. Incredibilmente però non vengono riempiti di botte e al termine del concerto li pagano pure! Fantastico. Peccato che per sbaglio uno dei musicisti assista a un omicidio nel backstage del locale, la stanza verde che da il nome al film, decretando in buona sostanza la condanna a morte per sé e i suoi compagni. Ma nessuno di loro ha intenzione di farsi ammazzare da un gruppo di nazisti imbranati e qui inizia la parte migliore del film, un continuo gioco di fuga e aggressione in cui vittime e carnefici si scambiano spesso di ruolo in nome della sopravvivenza. I punk fanno i punk e abbracciano il loro lato più burlone e imprevedibile, mentre i nazi si rivelano degli adorabili incapaci che sotto quella scorza di teste rasate, armi e giubbotti di pelle, nascondono un animo fragile che li porta a combinare un mare di pasticci. Che se vogliamo è una metafora spudoratamente facile sull’origine e il successo degli estremismi.

Green Room è un ottimo thriller con una ragionevole quantità di sangue sparso, una gradevole colonna sonora, azzeccati momenti di umorismo dark e un meccanismo di tensione perfettamente funzionante. Se amate la musica e odiate i nazisti  (specialmente quelli dell’Illinois e dell’Oregon), dovreste assolutamente guardarlo.

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