The Greasy Strangler – È tutto grasso che cola. (Letteralmente).

Subito dopo aver guardato The Greasy Strangler mi sono domandata se il fatto che la maggior parte dei film che celebrano il disgusto in tutte sue forme siano anche dei piccoli capolavori possa essere considerato una coincidenza. Probabilmente no, perché riuscire a raccontare ciò di cui non si ha il coraggio nemmeno di parlare, stuzzicando però quel lato sopito e censurato fatto di fantasie sporche e malate che tutti abbiamo, non è impresa facile.

Il britannico Jim Hosking ci riesce discretamente bene con questo film presentato lo scorso anno al Sundance Festival che narra le stomachevoli vicissitudini di Big Ronnie, guida turistica irascibile e truffaldina di giorno e assassino seriale ricoperto di grasso la notte (some heroes don’t wear capes). Big Ronnie, fisico segaligno e pene gigantesco, vive insieme al figlio Big Brayden, suo opposto speculare: grasso, depresso, romantico e dal pene microscopico. I due convivono in relativa armonia finché a turbare le fantasie di entrambi arriva Janet, vivace e abbondante pulzella dal vorace appetito sessuale.

The Greasy Strangler si configura come una horror comedy all’insegna  dell’iperstimolazione sensoriale: colori plastici e netti, fotografia aggressiva, estetica del brutto in chiave iperrealista e fisicità grottesche titillano la vista senza soluzione di continuità mentre i buffi leit motiv reiterati ossessivamente – a partire dalla colonna sonora originale, fatta per dare lo stesso effetto di un trip acido, fino al bellissimo mantra “hotie tootie disco cutie!” urlato a squarciagola dai tre protagonisti, passando attraverso rumori stomachevoli e alla ripetizione in loop della parola “bullshit” declinata in tutti i modi possibili – soddisfano l’udito. Quanto al gusto, anzi al disgusto, ci sono vagonate di grasso colante untuoso e schifoso pronte ad appagarlo. Vengono fortunatamente graziati il tatto e l’olfatto.

Sconsigliato agli stomaci deboli, questo film può diventare una specie di cura Ludovico per chi esagera coi grassi insaturi. Peccato invece che manchi quel quid per renderlo un cult e accostarlo a capolavori del grottesco come Taxidermia e Pink Flamingos, di cui Greasy Strangler sembra essere l’erede mancato.

 

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