[Recensione] Yoga Hosers, paura e delirio in Canada

Per qualche ragione, esiste una nutrita filmografia horror sui nazisti, al di là dell’ambito storico o documentaristico. Ci sono centinaia di film che propongono nazi in tutte le salse: possono essere zombie o feroci cannibali, possono nascondersi al centro della Terra o in una stazione segreta della Luna, sono spesso ridicoli e i loro malefici piani di conquista del pianeta destinati a fallire miseramente.

O ancora, come succede in Yoga Hosers di Kevin Smith (il regista di Clerks, per intenderci), sono dei pacioccosi esserini a forma di bratwurst che indossano una tuta da gendarme canadese e rivelano una preoccupante somiglianza con Maurizio Costanzo:

Yoga Hosers è il secondo capitolo della trilogia del True North, che racconta il Canada in chiave horror/trash. Nel capitolo precedente, Tusk, il protagonista veniva trasformato in un tricheco con tanto di zanne posticce, mentre il prossimo film, Moose Jaws, non ancora uscito, sarà come Lo Squalo, ma con un alce. Il livello è altissimo insomma, almeno in quanto a creatività.

Le protagoniste di Yoga Hosers sono due adolescenti apatiche con pochi semplici hobby (lo yoga, la loro garage band, lo smartphone). Una delle due, Colleen C, è interpretata da Lily-Rose Depp, la figlia di Jonny Depp, che ha a sua volta un ruolo nel film, e di Vanessa Paradis, che guarda caso interpreta pure lei un ruolo minore. L’altra protagonista, Colleen M, è interpretata dalla figlia di Kevin Smith. Insomma, rimane tutto in famiglia, e si vede. E poi ci sono loro, i mostriciattoli nazisti a forma di bratwurst, il risultato prematuro di un esperimento interrotto per errore. Sono piccoli, stupidi, rispondono a comandi elementari, ricordano in maniera palese gli esseruncoli di Night of the Creeps ed esclamano solo poche parole in tedesco, tipo “wunderbar!” e “ja“: una bella gatta da pelare per le due ragazzine, che dovranno sconfiggerli mettendo a frutto gli insegnamenti del loro yogi.

Yoga Hosers è demenziale al punto da diventare imbarazzante in alcuni momenti. In altri è solo brutto, ma in maniera adorabile. Un film da guardare senza aspettarsi nulla di simile a Clerks, se non vaghi richiami alla location – anche in questo caso, una specie di minimarket. E rigorosamente in lingua originale, per non perdersi nemmeno uno dei tanti giochi di parole che avranno poco senso per chiunque non provenga da Canada e Stati Uniti. Può essere inoltre d’aiuto, prima della visione, rifornirsi in maniera opportuna di sostanze ricreative al parchetto vicino casa.

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