The Void - Il Vuoto film 2017

[Recensione] The Void, ecco come ti omaggio Carpenter

Al pronto soccorso, si sa, accadono le cose più strane. La sala d’attesa diventa spesso luogo di ritrovo delle anime in pena, dei matti, dei malati veri e di quelli immaginari. Diciamolo: nei triage tira una brutta aria e basta poco per aumentare il disagio di tutti.

Immaginate quanto possa essere spiacevole quindi trovarsi in un vecchio ospedale semideserto in procinto di essere dismesso, con il personale ridotto all’osso, un misterioso gruppo di individui in tunica minacciosamente appostati fuori a impedirvi di uscire e alcuni mostruosi conglomerati semoventi di carne che fanno capolino dalle stanze e dai corridoi a impedirvi di restare.

Succede questo e molto altro in The Void di Jeremy Gillespie e Steven Kostanski, giovane duo canadese di addetti ai lavori con alle spalle una certa esperienza nel campo degli effetti speciali e del make up. Esperienza che si vede tutta e che costituisce uno dei punti di forza di un film che omaggia in maniera palese il maestro Carpenter: le creature che iniziano a popolare l’ospedale con i loro  convulsi movimenti di tentacoli e appendici varie non possono non far pensare a La Cosa e agli altri mostri carpenteriani, mentre la scelta di dare forma a queste creature in maniera artigianale, reale, attraverso le care vecchie protesi anziché ricorrere alla computer grafica (dettata da motivi di budget) si rivela più che azzeccata per un retro-omaggio senza cadute di stile.

Tipo così. Bello, no?

Cosa succede in The Void? Tante, forse troppe cose. Un poliziotto di pattuglia soccorre un uomo ferito, in fuga da qualcosa. Lo trasporta in un ospedale scasciumato e quasi vuoto, dove lavora la sua ex moglie, reduce da un aborto. Presenti anche il primario, l’infermiera, una tirocinante e un paio di pazienti. L’atmosfera non esattamente idilliaca viene profondamente turbata dalla presenza di persone appostate fuori dall’ospedale, con indosso delle tuniche bianche da ku-klux-klan e l’aria di chi non ha intenzioni granché amichevoli. Da fuori arrivano anche due uomini armati di fucile, in cerca dell’uomo ferito che è stato appena portato lì. Poco amichevoli anche loro. A completare il tutto, una curiosa escalation di folle violenza che inizia a colpire alcuni dei presenti e la loro successiva trasformazione in mostruose entità di carne e membra ammassate alla rinfusa.

Con la perplessità tipica di chi non sta capendo – giustamente – una fava, il nostro poliziotto prova ad assumere il controllo della situazione, proteggendo tutti dalle minacce provenienti dall’esterno ma soprattutto dall’interno e addentrandosi, letteralmente, nelle zone più oscure di un luogo che nasconde un segreto al di là di ogni possibile immaginazione e che scomoda l’universo di H.P. Lovecraft (già indagato dallo stesso Carpenter in uno dei miei film preferiti, Il seme della follia). Ma sarebbe un peccato svelare altro, soprattutto del finale, che ricorda spudoratamente un certo bellissimo film di Lucio Fulci: basti sapere che The Void è un riuscito omaggio al cinema degli anni Ottanta in cui il citazionismo e la narrazione originale sono ben amalgamati tra loro, con una netta preponderanza del primo sulla seconda. Proprio come i mostri che porta in scena, il film accumula disordinatamente i fatti uno sull’altro, dando vita a una gigantesca creatura composta da tante appendici che, sebbene recise, continuano a muoversi autonomamente, senza dare pace allo spettatore, né alla sceneggiatura.

1 commento su “[Recensione] The Void, ecco come ti omaggio Carpenter”

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