We go on, cercasi fantasmi disperatamente

Bisogna stare attenti a ciò che si brama, soprattutto se l’oscuro oggetto del desiderio è una prova vera, concreta e inconfutabile dell’esistenza di qualcosa – qualsiasi cosa – dopo la morte. Neanche pubblicare un annuncio che promette trentamila dollari a chiunque fornisca tale prova sembra una mossa prudente: si rischia di attirare cialtroni e truffatori. E magari anche qualche entità.

We go on di Jesse Holland e Andy Mitton va quasi subito dritto al punto: dopo aver presentato l’iperansioso Miles, ossessionato dalla fobia della morte, e la di lui madre, protettiva come una tipica donna del sud Italia ma senza parmigiana, si arriva al clou della vicenda. Il giovane Miles vuole sapere a tutti i costi se l’aldilà esiste, se dopo la morte continuiamo ad “andare avanti”. La ricompensa per chi sarà in grado di fornirgli una risposta è ghiotta, ben trentamila dollari. Ovviamente viene sommerso di lettere, filmati e mail contenenti testimonianze false, fotomontaggi, burle o deliri da disagiati. Solo tre individui sembrano convincerlo: uno studioso, una medium e un carismatico impresario. L’occhio attento di mammà aiuta però Miles a smascherare ogni tentativo di raggiro nei suoi confronti e proprio quando sembra aver perso ogni speranza, ecco che arriva la chiamata, quella giusta. Sì, c’è  qualcosa dopo la morte. Miles ottiene la risposta che cerca da un uomo, che lo porta in una vecchia casa dove si trova… Il suo stesso cadavere. Da qui inizia la paura, quella vera, mentre le piccole paranoie quotidiane lasciano spazio al terrore puro.

We go on è un film con tanti meriti, a partire dalla scelta di dare peso alla narrazione, a un’estetica pulita, semplice e mai cafona, ai personaggi. Non è facile far balzare sulla sedia senza ricorrere ai soliti mezzucci, ma questo film ci riesce. Notevole anche l’idea di raccontare il mondo di oggi lasciandolo in secondo piano ma sempre presente: è tutto lì,  dall’ansia, male del secolo che inghiotte l’esistenza di tanti, all’esclusione sociale; dalla vita scomoda dei migranti alla tossicodipendenza; dallo stalking alle mistificazioni tecnologiche. E se questa vita è già  piena di orrori e brutture, forse è meglio non conoscere quelli che ci aspettano nella prossima.

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