Il Demonio (Brunello Rondi): esorcismo before it was cool

Come fare a scrivere delle pellicole horror del passato, quando già sono stati consumati fiumi d’inchiostro – o miliardi di righe di codice – quando tutto è già stato detto e scoperto? Mi sono arrovellata a lungo prima di decidere se aggiungere o meno in questo sito una sezione dedicata al vintage, ai film più vecchi, all’horror datato da riscoprire. Poi ho pensato che ne vale la pena, almeno per omaggiare quei film che magari, al di fuori della cerchia di cinefili e connoisseur, proprio famosissimi non sono. O magari sì, ma non importa quanto sia vecchio e conosciuto un film: ci saranno sempre prime visioni e prime fascinazioni orrorifiche.

Il Demonio di Brunello Rondi è una pellicola italiana del 1963, girata e ambientata a Matera, in un paesino popolato da contadini superstiziosi e ipocriti. Lì è tutto un pregare, scongiurare, chiacchierare. E poi c’è lei, la bellissima dal nome bruttissimo: Purificata. Che però non è esattamente una timorata di Dio ed è malvista da tutti i suoi compaesani perché ritenuta una strega. Purificata ama alla follia un uomo, Antonio, che non disdegna di passare le notti con lei in gran segreto ma poi, come da tradizione, prende in moglie una noiosissima vergine. Nel tentativo di riconquistare il suo amore, Purificata fa una specie di malocchio al bell’ Antonio. Il malcontento in paese aumenta sempre più e la giovane “strega” diventa il capro espiatorio di qualsiasi disgrazia – sia essa la morte per malattia di un bambino o l’arrivo di minacciosi nuovoloni carichi di pioggia – e ne passa di tutti i colori: dallo stupro al linciaggio, dal rituale d’esorcismo all’esilio, dalla pubblica gogna alla lapidazione.

Il Demonio è un grandissimo film e un capostipite del genere horror sulla possessione demoniaca (e non solo). Il paesaggio brullo e affascinante di Matera, un bianco e nero intenso, l’interpretazione forte e impeccabile di Daliah Lavi, la messa in scena di antichi rituali e superstizioni del folklore locale: la carne al fuoco è tanta e non è azzardato parlare di neorealismo in chiave horror. In più, c’è la famosa scena dell’esorcismo, con la camminata “a ragno” della protagonista: L’Esorcista di Friedkin, spostati.

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