I migliori film horror del 2016 (che forse non avete ancora visto)

L’horror nel 2016 ha goduto di buona salute e ci ha regalato delle pellicole piuttosto interessanti. Tralasciando i vari sequel, reboot, franchise ed epigoni dei quali, detto fuori dai denti, non si sentiva lo stretto bisogno, ecco alcune tra le migliori pellicole horror indipendenti dello scorso anno: valgono come consigli per quelle sere in cui avete voglia di un horror, ma non sapete quale scegliere, o per fare i gradassi con gli amici, suggerendo loro film che molto probabilmente non hanno mai sentito nominare.

Autopsy / The Autopsy of Jane Doe (André Øvredal)

Un cadavere non identificato che nasconde terrificanti segreti, un obitorio in balia di accadimenti inspiegabili, due coroner alle prese con un’autopsia fuori dal normale, l’analisi di un corpo perfetto del quale sembra impossibile stabilire la causa di morte. Autopsy è un horror sovrannaturale che, al di là di qualche occasionale balzo dalla poltrona, riesce a spaventare perché mette in atto un processo di sottrazione, che elimina una ad una le certezze scientifiche e ogni possibile appiglio razionale, parallelamente a un processo di accumulo, fatto di scene angoscianti e claustrofobiche in rapida successione.

 Leggi la recensione completa di Autopsy 

Consigliato agli scettici e ai medici legali.
Sconsigliato a chi soffre di belonefobia (paura di tagli e oggetti acuminati) e, naturalmente, di necrofobia (paura dei cadaveri).
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: paura dei campanelli.

 


The Eyes of my Moter (Nicolas Pesce)

Una bambina, Francisca, assiste all’uccisione della madre da parte di uno sconosciuto e sviluppa un trauma tanto profondo da trasformarsi in un’incorreggibile tendenza omicida, ripetuta schematicamente, quasi come un rituale, che comprende la cattura, l’asportazione di occhi e corde vocali, la costrizione in catene e l’instaurazione di un rapporto malato con le sue vittime. La prima delle quali è proprio l’assassino di sua madre, che impartisce alla giovane Francisca una lezione sul motivo che spinge a uccidere destinata a segnarla per sempre: si tratta di una forza inebriante e intossicante allo stesso tempo, che “fa sentire benissimo” e dà dipendenza.
The Eyes of my Mother, film d’esordio del giovanissimo Nicolas Pesce, è un horror psicologico molto oscuro, che mette a nudo i meccanismi mentali di una donna sola e danneggiata nel profondo. I dialoghi quasi assenti, ridotti al minimo, il bianco e nero pulito, la ricerca dell’essenziale e la scelta intelligente di omettere le scene più crude, lasciando però sempre intuire ogni cosa allo spettatore, fanno di questa pellicola indipendente un piccolo gioiello horror adatto ai palati più raffinati.
Consigliato ai vendicativi;
Sconsigliato a chi soffre di autofobia (paura della solitudine);
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: paura degli sconosciuti.

 


Raw – Una cruda verità (Julia Ducournau)

Essere vegetariani è una scelta coraggiosa, l’importante è farlo con coerenza. Approdata alla facoltà di veterinaria, la matricola Justine, vegetariana convinta, arranca impacciata tra gli infami scherzi goliardici dei colleghi e la scoperta di un gusto irrefrenabile per la carne… Umana. I cambiamenti nella vita della ragazza lasciano dei segni inequivocabili sulla pelle, sua e degli altri, mentre il suo cammino interiore – una bildung cannibalistica condivisa con la sorella più grande, amica/nemica e compagna di disavventure – si configura come una corsa distruttiva al fulmicotone, che coinvolge e sconvolge chiunque vi si trovi in mezzo. Raw della francese Julia Ducournau è un film crudo come la carne e crudele come la legge di natura.
Consigliato agli studenti di veterinaria, ovviamente;
Sconsigliato ai vegetariani particolarmente sensibili e a chi soffre di emofobia;
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: paura dei colleghi universitari. E dei cannibali, per chi non l’avesse già.

 


Train to Busan / Busanhaeng (Sang-ho Yeon)

Ritardi, vagoni stipati, cambi di binario, vicini di posto molesti: quando si è in treno, viaggio fa rima con disagio. E l’esplosione di un’epidemia zombie certo non aiuta. Sono zombie veloci e sono tantissimi: improvvisamente l’idea di essere su un treno in corsa non sarebbe poi così inaccettabile, se il conteggio non si fosse diffuso anche a bordo. Train to Busan è una geniale variante dell’apocalisse zombie, che affianca all’horror una fitta trama di buoni sentimenti, onorevoli sacrifici e drammi familiari che vanno avanti per due ore, perché è un film coreano e può permettersi questo e altro.
 Consigliato ai pendolari, ma anche ai No TAV;
Sconsigliato a chi soffre di claustrofobia;
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: 
siderodromofobia (paura dei viaggi in treno).

 


Under the Shadow – Sotto l’ombra (Babak Anvari)

Una giovane madre sola con la figlioletta, un’entità oscura che si annida nell’ombra e, fuori dalle (poco sicure) mura domestiche, la cosa più terrificante di tutte: la guerra. Under the Shadow ha molte affinità con Babadook, a partire dal delicato rapporto madre/figlia,  minato da una presenza che si nutre di discordia e solitudine, non a caso scaturita da una crepa nel muro aperta dalla caduta di una bomba sulla casa: potrebbe essere un djinn, demone della tradizione islamica, ma potrebbe benissimo essere qualcos’altro. In più, rispetto alla pellicola australiana, per la protagonista c’è l’inquietudine di vivere in una città in guerra – siamo nel 1988 a Teheran, in pieno conflitto Iran-Iraq – di essere una donna, di dover indossare il velo e sottostare a tante, troppe regole, a fare esercizio fisico di nascosto, a rinunciare a una carriera da medico. Un horror altamente simbolico, ma non per questo meno spaventoso.
Consigliato a chi vive in condominio;
Sconsigliato alle mamme in crisi;
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: paura delle lenzuola svolazzanti.

 


The Void (Jeremy Gillespie, Steven Kostanski)

Piatto ricco mi ci ficco: abbiamo una setta di tizi in tunica bianca, tipo Ku Klux Klan ma senza razzismo, un ospedale semiabbadonato preso d’assalto, degli inspiegabili raptus di follia, delle creature mostruose che si agitano parecchio e un accesso alla dimensione del “vuoto”. The Void strizza l’occhio e s’inchina davanti ai capolavori di Carpenter senza mai perdere la dignità. Da vedere.
Consigliato ai fan di  John Carpenter;
Sconsigliato chi soffre di teratofobia (paura dei mostri e delle deformità);
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: paura degli ospedali!

 


Split (M. Night Shyamalan)

Kevin Wendell Crumb soffre di una gravissima forma di disturbo dissociativo dell’identità: dentro di lui albergano ventitré personalità diverse, che a turno si contendono il controllo del corpo in cui vivono, cambiandone addirittura la fisionomia. Sfortunatamente, coloro che vivono dentro Kevin non sono buoni e il fragilissimo equilibrio che li tiene a bada viene infranto. Ci vanno di mezzo tre ragazzine, solo una di loro forgiata nella pelle e nell’animo dalla sofferenza  si rivela, per questo, più adatta a sopravvivere. L’arrivo di una ventiquattresima, mostruosa e potentissima personalità complica il tutto.
Consigliato i tanti detrattori di Shyamalan, sperando si ricredano, e agli psichiatri;
Sconsigliato ai detrattori di Shyamalan che non hanno intenzione di ricredersi, a priori;
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: paura dei disegni infantili e delle finestre.

 


It stains the sands red (Colin Minihan)

Una donna sola e disarmata attraversa il deserto indossando tacchi alti, bevendo vodka e fuggendo da uno zombie che la segue senza sosta, riuscendo in qualche modo a renderlo mansueto. Il tutto mentre ha pure il ciclo. Se non è essere multitasking questo, non saprei cos’altro. It stains the sands red è un’altra ottima variazione dello zombie movie nonché la prova che la follia della donna ci salverà.

⇒Leggi la recensione completa di It stains the sands red

Consigliato a chi colleziona film sugli zombie;
Sconsigliato a chi non sopporta l’animalier;
Nuove fobie che potrebbero scaturire dopo la visione: paura della sabbia, come i bimbi.

 


I GRANDI ASSENTI 

Alcuni film che vale la pena guardare ma che non inserirei tra i migliori del 2016:

The Love Witch di Anna Biller, storia di stregoneria e delizioso omaggio all’exploitation movie degli anni Sessanta e Settanta; esteticamente appagante e ottimo esempio di horror al femminile.

Tenemos la carne di Emiliano Rocha Minter, definito iperbolicamente “la risposta messicana a Salò”, non lesina su scene di sesso esplicito, incesto e un po’ di gore. Fa sentire sporchi dentro.

The girl with all the gifts (La ragazza che sapeva troppo) di Colm McCarthy, nuova invasione zombie che però stavolta sembra risparmiare,  ma solo parzialmente,  I bambini. Che rimangono ghiotti di interiora umane pur mantenendo le capacità intellettive. Più che un horror però è un film sentimentale (comunque ben fatto). Rimane inspiegabile la scelta di tradurre il titolo utilizzandone uno peraltro già esistente.

A cure for wellness (La cura dal benessere) di Gore Verbinski, un gotico postmoderno dalle tonalità algide, una favola inquietante con una morale abbastanza chiara sulla società contemporanea,  quella dei ricchi e dei pescecani col colletto bianco.

PREMIO SPECIALE “NO, GRAZIE”

Bocciato invece The Neon Demon di Refn: piuttosto, andatevi a guardare Excision di Richard Bates jr, che quelle cose lì,  con meno fregna e meno soldi ma con più idee, le aveva già fatte cinque anni fa.

4 pensieri riguardo “I migliori film horror del 2016 (che forse non avete ancora visto)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.