[Recensione] Cut Shoot Kill: apri tutto, smarmella, DAI!

Uno slasher con protagonista una troupe cinematografica che gira uno slasher in cui gli attori sono personaggi e i personaggi sono attori e anche gli addetti ai lavori sono un po’ attori e un po’ personaggi – in un tripudio di metacinema che fa pensare alla versione horror di Boris, la gloriosa serie italiana che mostra con surreale onestà il mondo sommerso del “dietro del quinte” televisivo, del lavoro sporco di chi non appare sullo schermo. In estrema sintesi è quel che propone Cut Shoot Kill di Michael Walker, solo con una gran quantità di sangue in più.

Le figure archetipiche della troupe sono tutte lì: c’è il regista -costantemente incazzato e fissato con la qualità – il cui range di sguardi varia dalla fulminazione istantanea allo strabuzzamento allucinato passando attraverso espressioni fumose colme di livore, c’è il produttore scemo e viziato, c’è il tuttofare/ schiavo costantemente vessato dai tecnici, c’è la truccatrice pettegola. C’è il lavoro sul set visto da dentro e da fuori, con un interessante interscambio tra montaggio effettivo del film reale e scene riprodotte al suo interno. E poi ci sono loro, gli attori, la carne da macello per eccellenza, pescati dall’immenso calderone dei talenti nascosti alla disperata ricerca di un ingaggio. L’idea, spiegata piuttosto chiaramente dallo stesso regista all’attrice protagonista dalle grandi ambizioni (non una cagna maledetta ma nemmeno la nuova Maryl Streep), è quella di girare un film che sia vero. Perché è il pubblico, quello che preferisce la realtà dei video di YouTube alla palese finzione filmica, a volerlo. Da questa dichiarazione d’intenti alla prevedibile mattanza il passo è breve, ma non mancano piccoli cambi di scenario e prospettiva a movimentare una pellicola che per ambientazione e voluti cliché onora la tradizione dello slasher duro e puro: casa nel bosco, omicidi in rapida successione, final girl in lotta per la vita.

Cut Shoot Kill è una delle tante chicche nascoste dell’horror indipendente di quest’anno, un film ben realizzato, basso budget e bravi attori, che attraverso una struttura sviluppata su più livelli parla in maniera non scontata di sé, del cinema, di un mondo e di un genere che, proprio come la protagonista, deve farsi largo uccidendo per sopravvivere.

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