killer klowns from outer space recensione horror vacui

Killer Klowns from Outer Space: i pagliacci non sono persone orribili

Sono alieni. Alieni orribili.
Prima di IT, sia il vecchio che il remake, prima di Amusement e di Strange Circus c’erano loro, i pagliacci assassini dallo spazio profondo, protagonisti della pellicola culto scritta, prodotta e diretta dai fratelli Chiodo: Killer Klowns from Outer Space (1988) ovvero una delle trashate più creative dello scorso millennio.

La storia è molto semplice: la quiete della piccola cittadina di Crescent Cove viene sconvolta dall’arrivo di un’astronave aliena a forma di tendone da circo. Al suo interno, impacciate creature dall’aspetto clownesco pronte a seminare terrore e morte tra gli umani, dei quali, come da tradizione, vanno ghiotti. A una compagine improvvisata di improbabili eroi spetta il compito di combatterli.

Il modo in cui questa storia viene raccontata è invece geniale: ogni gag è sviluppata in chiave circense, così i clown assassini aggrediscono gli umani con pistole giocattolo che sparano pop corn (gli oggetti più costosi dell’intero film, evidentemente a bassissimo budget, con una spesa di settemila dollari) e che li trasformano in grossi bozzoli di zucchero filato, destinati a un periodo di incubazione prima di poter essere bevuti con lunghe cannucce da festa. In sequenza rapida assistiamo a trucchi di magia, spettacoli delle ombre, burlonerie da pagliaccio, torte in faccia, un cadavere usato a mo’ di pupazzo ventriloquo e altri scherzi da prete, anzi da clown, declinati in maniera demenziale e ammiccante, fedeli al motto “una risata vi seppellirà”.
Come ad esempio nella scena in cui una donna in lingerie apre la porta di casa, in attesa del “ragazzo della pizza”, e si trova al cospetto di una gang mostruosa, mentre dal cartone sbuca fuori un clown anziché ciò che ogni porno a tema pizza lascerebbe presagire. Poesia pura.

E poi c’è lo sfondo urbano statunitense di fine anni Ottanta, popolato da anziani rancorosi che non capiscono i giovani e da giovani di poche pretese che non sopportano i vecchi, da poliziotti vecchio stampo dalla mentalità ottusa e da giovani poliziotti pronti ad aiutare il prossimo, e ancora da adolescenti che in maniera quasi inconsapevole riescono a salvare la città mentre la parte più anziana della popoplazione rimane inebetita (e imbozzolata) a guardare.
Una guerra dei mondi parodizzata e sminuita in cui la lotta segue i binari paralleli dello scontro generazionale e di quello interspaziale.
Ma sono i dettagli, a partire dalla canzone d’apertura composta ad hoc e interpretata dai Dickies fino alle tutone in gomma dei clown curate nei minimi particolari a fare di questo film uno dei capisaldi della commedia horror trash. IT, spostati.

 

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