Bloodsucking Freaks, the Torture Horror Porno Show

Uno dei primi commenti nei quali ci si imbatte su Rotten Tomatoes cercando informazioni su Bloodsucking Freaks di Joel M. Reed (e che mi ha spinta a vederlo di corsa) è: “Se ti è piaciuto guardare questo film, onestamente non voglio conoscerti“.
Un film di brutte persone per brutte persone, questo, dal titolo fuorviante e dalla storia scalcinata: inizialmente titolato “The Incredible Torture Show“, T.i.t.s. per gli amici, sfuggito in maniera rocambolesca alla censura e gloriosamente distribuito dalla Troma, Bloodsucking Freaks è un tripudio di cattivo gusto, exploitation grossolana, torture di vario genere e scene di comicità più o meno involontaria.

Il protagonista Sardu è uno pseudo-prestigiatore dotato dello stesso carisma di un vagone merci dismesso – comunque sufficiente a fargli ottenere la fedeltà incondizionata di un servile aiutante, il sadico nano Ralphus, e di due procaci assistenti – conduttore di uno show estremo che intrattiene il pubblico con sevizie, torture, amputazioni e uccisioni di giovani donne. Nessuno tra gli astanti crede si tratti di reali forme di violenza, né di uno show di qualità, soprattutto il critico d’arte Creasy Silo che non lesina parole di disprezzo per lo spettacolo di Sardu. Il quale architetta un sadico piano per fargli cambiare idea e vendicarsi tenendolo prigioniero nella sua magione, un luogo che ospita numerose donne bianche ridotte in schiavitù, indotte a comportarsi come animali in cattività, utilizzate come oggetti di uso pratico, carne da macello e materiale da martirio sessuale e infine riciclate dopo la morte come mangime per le altre donne-bestie. Che sono nude. Sempre.

 

Non esattamente un manifesto del femminismo insomma, ma una granguignolesca degenerazione a metà strada tra torture porn ed exploitation in salsa circense che insiste più volte sul concetto di white slavery, schiavitù bianca, limitandosi però a sketch auto-conclusivi che strappano qualche risata e un po’ di disgusto proponendo personaggi che, a modo loro, sono dei freaks ma che poco o nulla hanno a che vedere con i più famosi mostri della pellicola di Tod Browning. Al di là degli immancabili riferimenti cinematografici illustri per una pellicola del genere (Ilsa la belva delle SS e Ilsa la belva del deserto uber alles) che fluttua serena nell’empireo del trash tuttavia, per affinità di tematica e con le debite differenze, Bloodsucking Freaks ricorda l’episodio Ideologia tratto da “The Strange World of Coffin Joe” (1968) – forse sconosciuto ai più, che potrete trovare nel listone dedicato agli horror antologici – in cui il misterioso padrone di casa riduce in schiavitù un uomo e una donna, costringendoli a condizioni estreme di degrado psicofisico, per confermare l’esattezza della propria teoria sul legame tra egoismo e depravazione umana.

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