Giallo a Venezia 1979

Giallo a Venezia: parafilie, assassini e uova sode tra i canali

I cadaveri di due sposi rinvenuti sulla riva di un canale della Giudecca, una grossa introvabile forbice come arma del delitto, un numero imprecisato di piste – da quelle che si sniffano a quelle da seguire per le indagini –  ed è subito giallo. All’italiana, s’intende.

Giallo a Venezia è un film del 1979 dall’ambientazione molto lagunare diretto dal prolifico Mario Landi, passato con disinvoltura dagli sceneggiati televisivi a una produzione che, se esistesse il termine erosslasher, chiamerei esattamente così.

Perché si tratta di uno slasher erotico, un film infarcito di scene spinte con una vaga trama che anela al thrilling e che può vantare la presenza di due momenti splatter memorabili: l’omicidio di una prostituta attraverso una penetrazione a colpi di forbici e la recisione a suon di seghetto di una gamba della povera Marzia (l’ennesimo ruolo sconcio di Mariangela Giordano, che appena qualche mese prima l’uscita di Giallo a Venezia deliziava gli spettatori con un altro horror erotico che entrerà prossimamente nella hall of fame di questo blog, Malabimba) e la successiva conservazione del cadavere in frigorifero.

Mariagela Giordano è Marzia in Giallo a Venezia (scena frigorifero)

Si ammazza e si tromba un egual misura in Giallo a Venezia, le cui inquadrature iniziali si aprono su due cadaveri, uno pugnalato allo stomaco, l’altro annegato, e sull’indagine avviata dall’ispettore De Pol che, tra palesi scimmiottamenti del tipico gesticolare italiano e una quantità preoccupante di uova sode ingerite, prova a scoprire chi abbia ucciso i due, perché e quale sia la connessione con altri omicidi avvenuti nei giorni successivi attraverso la medesima e arma. Le vittime al centro del caso sono due giovani sposi: Flavia, interpretata da Leonora Fani, decisamente meno Svergognata rispetto a qualche pellicola precedente, nei panni di una moglie docile, timida e sottomessa ai capricci erotici del marito Fabio – interpretato da Gianni Dei, storico caratterista e doppelgänger di Marco Travaglio:

Gianni Dei è Fabio in Giallo a Venezia (1979)marco-travaglio

Attraverso i racconti di amici, conoscenti e sospettati, resi attraverso flashback pruriginosi con scene di sesso più o meno esplicite, emerge il ritratto di un marito erotomane le cui voglie spaziano dal voyeurismo all’esibizionismo, dal sadismo alla triolagnia, termine apparentemente oscuro ma estremamente familiare se proposto nella sua più sdoganata variante inglese, “cuckold”.
Tra una sessione di frustate e una condivisione delle grazie muliebri al cinema, passando attraverso siparietti esibizionistici o da guardone, le richieste di Fabio alla moglie si fanno sempre più pressanti, mentre emergono rivalità e inimicizie tra i conoscenti della coppia. Riuscirà il detective baffuto a svelare l’arcano e soprattutto ad arginare la quantità di uova assunte, scongiurando il rischio di una peritonite?

Giallo a Venezia è un film di genere per gli amanti dei film di genere, appollaiato tra il softporn e l’horror, tra il giallo e il thriller, tra b-movie e film di culto, in quel grande bacino di pellicole licenziose e di poche pretese dal quale attingere materiale potenzialmente infinito per le visioni all’insegna di un trash distinto, dal sapore retrò, per i palati più fini.

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