What we do in the shadows: il mio coinquilino di merda è un vampiro

Ci siamo passati tutti: l’appartamento in condivisione con perfetti sconosciuti, i piatti sporchi lasciati dal giorno prima, le piccole insopportabili abitudini altrui, dover pulire divani e pareti dal sangue delle vittime, non disturbare i vicini. La convivenza non è mai facile, soprattutto se a doversi dividere gli spazi sono quattro vampiri europei emigrati in Nuova Zelanda.
What we do in the shadows di Taika Waititi e Jemaine Clement è una geniale comedy horror del 2014, da poco tradotta in italiano e distribuita in home video con il prosastico titolo “Vita da vampiro” che arriva dritto al punto: attraverso gli stilemi tipici del mockumentary, la pellicola racconta la routine quotidiana di quattro vampiri, i loro screzi casalinghi, la loro vita sociale e i loro rapporti con la comunità delle altre creature mostruose (licantropi, zombie, belve varie) che formano un’enclave esclusiva in quel di Wellington. A raccontarci tutto dei vampiri sono Viago, Vladislav (rispettivamente Taika Waititi e Jaime Clement nella triplice veste di registi, attori e sceneggiatori) e Deacon, che insieme al vetusto Petyr di anni ottomila condividono buone e cattive abitudini, avventure e disavventure, disagi e speranze.

Ognuno dei vampiri ha una personalità ben distinta e un aspetto peculiare, che richiamano alcuni loro celebri predecessori: Petyr è palesemente Nosferatu mentre Vladislav, con la sua smania per gli impalamenti, ricorda molto Dracula; Viago è invece un dandy vanesio ed effeminato che richiama i personaggi di Intervista col vampiro. Insomma, nonostante la leggerezza con cui viene affrontato il Mostro per eccellenza, i registi non mancano di omaggiare l’horror classico. A modo loro, s’intende.


In una rapida successione di gag e copiosi fiotti di sangue, la pellicola si dipana lungo un tragitto denso di avvenimenti che rende onore a una linea narrativa semplice ma funzionale e a una sceneggiatura brillantemente curata: si va dalla mondanità sfigata di creature passate di moda, come gli abiti  che indossano i nostri, all’ingresso di un nuovo vampiro in casa, dalle continue zuffe con i licantropi, nemici giurati dei vampiri ma anche branco di creature alla ricerca postmoderna dell’autocontrollo attraverso la terapia di gruppo, alla scoperta dell’affezione nei confronti di un umano piuttosto mediocre.

Realizzato con un budget ridotto, What we do in the shadows ha riscosso un enorme e meritato successo, a differenza di una precedente pellicola belga di Vincent Lannoo, Vampires, molto simile nello stile e negli argomenti alla commedia neozelandese: uscita nel 2010 senza far troppo rumore, Vampires racconta con raffinata intelligenza (e, va detto, con poco brio) vicende,  vizi e virtù di una famiglia dai canini appuntiti. Con buona pace dei cugini europei, i vampiri scapigliati di Wellington hanno fatto breccia nel cuore della critica e del pubblico, che attendono il lancio del tanto chiacchierato adattamento televisivo di What we do in the shadows in uscita, pare, questo stesso anno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.