The Lodgers di Brian O'Malley recensione

[Recensione] The Lodgers, gotico irlandese per famiglie disfunzionali

La vita di un fratello e una sorella segnata da una maledizione atavica che li costringe a seguire le regole di una vecchia casa decadente, di giorno popolata da ombre e silenzi, di notte invasa da spiriti inquieti. The Lodgers, opera seconda di Brian O’Malley, è una ghost story carica di cliché tipici del gotico, ben amalgamati tra loro da un’atmosfera elegante, inquieta e densa di simboli.

[Attenzione: contiene spoiler rilevanti sulla trama]

Sii a letto entro mezzanotte
, non lasciar mai entrare estranei in casa e siate sempre presenti l’uno per l’altra. Tre semplici regole reiterate ossessivamente da una nenia dell’oltretomba, tre moniti la cui trasgressione viene punita severamente dagli spiriti di famiglia.  I gemelli Edward e Rachel hanno appena compiuto diciott’anni e la loro esistenza è diversa da quella di tutti gli altri: confinati in una grande villa decadente da qualche parte nei sobborghi rurali irlandesi degli anni Venti, i due hanno personalità e idee molto diverse. Malaticcio, tenebroso e morbosamente attaccato alla casa in cui vive in stato di segregazione lui; vivace, intraprendente e ribelle, smaniosa di affrancarsi da un destino che la vuole legata a quella grande magione in rovina lei. L’umidità che infesta la casa è il segno di un lascito orrorifico, traccia di presenze ostili che durante la notte prendono il controllo di stanze e corridoi.
A sconquassare l’equilibrio esistenziale dei due, fatto di terrori notturni e poco più, è il desiderio di Rachel di scappare lontano ed evadere da un destino poco edificante, approfittando del dissesto finanziario domestico e dell’incontro con un giovane soldato reduce di guerra.
Ma Rachel e Edward sono gli ultimi discendenti di una stirpe maledetta che, con sommo sbigottimento di genetisti e biologi, è il frutto dell’amore incestuoso tra gemelli che generazione dopo generazione, danno insieme vita a una coppia identica a sé stessa, destinata a uccidersi dopo essersi riprodotta, per poi unirsi alle fila di entità malevole a protezione della casa. E mentre il fratello decide di accettare il proprio destino di degenerazione, accartocciandosi in una solitudine paranoide, la sorella sfrutta qualsiasi mezzo in suo possesso per liberarsi di un fardello che vorrebbe inesorabilmente trascinarla sul fondale del lago vicino casa.

The Lodgers non è soltanto un godibile horror in costume dall’atmosfera plumbea, ma è anche una storia di emancipazione femminile. La ribellione di Rachel fa da motore della narrazione: è lei a sfidare le regole di casa alle quali il fratello è totalmente assoggettato, è lei a fare scelte dolorose ma necessarie, è lei a fare i conti con l’ira degli antenati. La vicenda viene arricchita dai classici elementi del gotico, gestiti con competenza da un regista che già nel precedente Let us prey del 2014 aveva esplorato, seppur con approccio ed esiti totalmente diversi, la dimensione del mistero legato ai luoghi e a chi vi dimora. Così è possibile godersi l’inquietudine di osservare i dettagli della casa infestata e il risultato degenere di una stirpe maledetta, e di scoprire al contempo i tanti simboli presenti nel film, a partire dalla superficie del lago come specchio degli orrori ma anche come linea di confine tra il mondo dei vivi e quello de morti, la figura del gemello come alter ego mostruoso e l’inevitabile riferimento al maestro dell’horror gotico letterario per eccellenza, Edgar Allan Poe, e al suo La caduta della casa degli Usher.

 

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