[Speciale Halloween 2019] Manuale anti-crisi per la scelta del giusto film horror

La notte del 31 ottobre è arrivata, e con essa gli inevitabili e pressanti dubbi di seria portata su come festeggiarla o cosa guardare: se i listoni degli scorsi anni proponevano film horror associati al vostro mood o adatti ai diversi tipi di comitive, quest’anno si va di suggerimenti per una maratona di Halloween, con titoli abbinati per associazione d’idee, affinità o contrasto, adatti a visioni collettive o in solitaria.

The Wind [Emma Tammi, 2018]

Di film – horror e non – su maternità difficili e incubi a esse correlati ce ne sono tanti. Ma The Wind propone la variante in salsa western, ambientando in una brulla zona deserta del New Mexico di fine Ottocento la vicenda di due giovani madri, accomunate dalla prematura perdita di un figlio nel grembo e dal terrore nei confronti del vento notturno, che bussa alle porte e assume voce e corpo per tormentarle. Si tratta di un film intenso e d’atmosfera, una gradevole sorpresa pescata dal cestone degli horror ingiustamente sottovalutati dello scorso anno. Abbinamenti ideali per una maratona di film in costume: The VVitch di Robert Eggers – Marrowbone di Sergio G. Sánchez – Bone Tomahawk di S. Craig Zahler

 

Possum [Matthew Hollness, 2018]
Prendi un trauma infantile, associalo a una terrificante marionetta dal volto umano e corpo d’aracnide, fanne il tramite espressivo di paure, ricordi e sentimenti e ottieni Possum, ottima produzione britannica dove gli incubi notturni del protagonista, un introverso burattinaio caduto in disgrazia, fanno da contrappunto ai silenzi delle sue tristi giornate solitarie. Un thriller-horror psicologico che colpisce dritto al segno, con una regia fredda, plumbea, bizzarra e con numerose citazioni da Spider di David Cronenberg.
Abbinamenti ideali per una maratona a base di marionette:  Dolls di Stuard Gordon – Lord of Tears di Lawrie Brewster – Meet the Feebles di Peter Jackson.

 

The Crescent [Seth A. Smith, 2017]
Una madre sola in lutto, un figlioletto problematico, una casa in riva al mare ai confini del mondo, un percorso artistico fatto di tutti i colori del buio, la comparsa degli strani vicini di casa, una costante sensazione d’angoscia: The Crescent è un film misterioso, a tratti poco comprensibile, con una narrazione frammentata, dalla potente valenza onirica. Ricorda per certi versi un giallo, con la sua pellicola sgranata e i suoi momenti lisergici, peccato si perda facilmente in ghirigori registici un po’ troppo indie. Abbinamenti ideali per una maratona a base di madri in crisi: The Hole in the Ground di Lee Croning – The Babadook di Jennifer Kent – The Hallow di Corin Hardy.

 

Zombie vs Zombie [Shin’ichirô Ueda, 2019]
Un film su un film dentro un film che parla di un film. Di zombie. Le premesse di One cut of the Dead sono ottime: l’esecuzione è geniale e la trama, apparentemente semplice, è in realtà una pantagruelica matrioska cinematografica in cui cast, troupe e maestranze si scambiano più volte i ruoli in un esaltante gioco di specchi di estrema difficoltà tecnica. [Leggi la recensione completa qui]. Abbinamenti ideali per una maratona a base di horror asiatici con zombi: Zombie Self Defense Force di  Naoyuki Tomomatsu – Train to Busan di Sang-ho Yeon- Miss Zombie di Sabu)

 

Chillerama [Adam Green- Joe Lynch- Bear McCreary- Adam Rifkin- Tim Sullivan, 2011]

Demenziale, scorretta, trash oltre ogni immaginazione e colma di richiami filmici di alto livello, Chillerama è la risposta definitiva al bisogno di un’antologia horror di stampo metacinematografico. Ambientata in un drive-in alla sua ultima notte d’apertura, la pellicola propone quattro segmenti all’insegna del citazionismo spinto e una cornice che omaggia gli anni Ottanta e la grande tradizione degli zombie movie. Abbinamenti ideali per una maratona a base di horror antologici: Scary Stories to tell in the Dark di André Øvredal – The Field Guide to Evil – Kuso di Flying Lotus.

 

What keeps you alive [Colin Minihan, 2018]

Non è tanto l’idea della caccia all’uomo – anzi, alla donna – nell’intramontabile ambientazione boschiva, né quella della vendetta, a rendere interessante questo film che ha per protagonista una coppia di donne intente a festeggiare il loro primo anniversario di nozze in uno chalet isolato di montagna. È la sensazione di totale spaesamento che prova una delle due nel realizzare che l’amore della sua vita è un’assassina psicopatica intenzionata a ucciderla con qualsiasi mezzo. Da quel momento crolla ogni certezza e viene meno la capacità di ragionare lucidamente; i gesti compiuti, sia da parte della vittima che della carnefice, sembrano perdere di significato. Abbinamenti ideali per una maratona a base di donne in cerca di vendetta: M.F.A. di Natalia Leite – Revenge di Coralie Fargeat – The Bad Batch di Ana Lily Amirpour.

 

La terza parte della notte [Andrzej Zulawski, 1971]

Il primo lungometraggio del regista polacco è una lenta e allucinata discesa agli inferi in cui Varsavia e la seconda Guerra Mondiale fanno da sfondo a una vicenda di terrore, disorientamento e metamorfosi quasi kafkiana, in cui un uomo assiste allo sterminio della propria famiglia, si salva perché al suo posto viene ucciso un altro uomo del quale prende il posto, sdoppiandosi ed ereditandone la famiglia che a sua volta somiglia come una goccia d’acqua a quella perduta. Un’estasi visiva e al contempo un trip angosciante sulla sconfitta dell’umanità di fronte agli orrori che essa si autoinfligge. Abbinamenti ideali per una maratona a base di film horror sulla guerra a sfondo politico: Viva la muerte di Fernando Arrabal – Outpost di Steve Barker – Dead of Night di Bob Clark.

 

Trauma [Lucio A. Rojas, 2018]

Omicidi, torture, stupri, incesto, violenze di ogni tipo: quello messo in scena nella pellicola cilena è il trauma personale di una vittima che si trasforma in carnefice, ma anche quello collettivo di un’intera nazione e dei crimini di cui si è macchiata. [Qui la recensione completa]. Abbinamenti ideali per una maratona di horror estremi: Tanatomorphose di Éric Falardeau – Life and death of a porno gang di Mladen Djordjevic – À l’intérieur di Alexandre Bustillo e Julien Maury.

 

 

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