PICCOLI MOSTRI – FILM HORROR CON BAMBINI MOLTO CATTIVI

Piccoli, indifesi e innocenti? Nemmeno un po’. Il cinema horror da sempre ci mette in guardia sul potenziale malefico insito nei bambini: sovente da prima ancora che nascano, durante la cova nel ventre materno; talvolta per cause di forza maggiore, come quando un demone ci mette lo zampino usandoli come tramite; molto più spesso per una forma pura e innata di malvagità che porta il frutto dei lombi di sfortunate madri ad assumere comportamenti parecchio inquietanti, destinati a sfociare nell’omicidio.

Ecco quindi un listone di film horror su bambini malvagi, che non tiene conto di alcune pellicole stra-conosciute come Villaggio dei Dannati, Grano Rosso Sangue, Pet Sematary (e in generale i film tratti da romanzi di Stephen King con pargoli come protagonisti, una produzione che ingloba l’80% delle trasposizioni cinematografiche kinghiane), Omen, Sinister, L’Esorcista ma che privilegia film meno conosciuti su bimbi killer, tenendo parzialmente conto anche dei piccoletti resi cattivi da un’entità esterna e di quelli che creano problemi già durante i nove mesi di gestazione, gli unborn.

MA COME SI PUÒ UCCIDERE UN BAMBINO? (¿Quién puede matar a un niño?)
(Spagna 1976, regia di Narciso Ibañez Serrador)

La domanda che dà il titolo a questo film spiega il senso di questa e di ogni altra pellicola sul tema. Se gli innocenti sono la cosa più sacra e agli indifesi non va torto un capello, come si può ucciderli? Anche se dovessero organizzarsi in branchi, ammazzare sistematicamente ogni adulto presente col sorriso tipico di chi sta solo giocando e farsi beffe di un sistema che non imputerà mai loro la responsabilità dell’accaduto, come si potrebbe mai uccidere anche un solo bambino? Ad affrontare il dilemma e un gruppo di pestiferi assassini è una coppia in dolce attesa, sbarcata in un’isoletta spagnola in cui gli adulti sembrano essere totalmente scomparsi. Un capolavoro d’atmosfera e sospensione dell’incredulità.

HOME MOVIE
(USA 2008, regia di Christopher Denham)

Un matrimonio felice, una casa bellissima, una vita idilliaca: la famiglia Poe è quasi perfetta, se non fosse per i gemellini Emily e Jack, con quelle loro fastidiose tendenze omicide che non risparmiano nessuno, dal gatto di casa ai genitori stessi. Home Movie è un found footage crudo e diretto, una testimonianza della crudeltà di due piccoli psicopatici fornita direttamente dagli interessati, che riprendono le loro bravate e le consegnano al pubblico senza troppi complimenti.

CITADEL
(Irlanda/Regno Unito 2013, Ciaran Foy)

Ottimo horror urbano ambientato in una depressa periferia scozzese in cui delle gang di bambini randagi, privati nell’aspetto e nell’istinto di ogni umanità, uccidono gli adulti e rapiscono i neonati per trasformarli in loro simili. Succede proprio questo al protagonista, un giovane padre rimasto vedovo dopo l’attacco efferato e inspiegabile alla moglie incinta, divenuto agorafobico in seguito al trauma e ora costretto a stanare i piccoli mostri che hanno rapito sua figlia. Recitazione intensa e atmosfera plumbea e angosciante fanno dimenticare di essere al cospetto di una produzione indipendente dal budget modesto.

VINYAN
(Francia/Belgio 2008, regia di Fabrice du Welz)

Una madre in cerca del figlio, ingoiato mesi prima dallo tsunami in Thailandia e scomparso nel nulla, intraprende una ricerca feroce e disperata addentrandosi nel cuore di tenebra della giungla birmana, tra templi abbandonati e trafficanti di esseri umani, fino a incontrare un gruppo di bimbi abbandonati e ormai inselvatichiti. Non la migliore pellicola di du Welz ma una variante raffinata e d’impatto sul tema dei bambini assini.

GOODNIGHT MOMMY (Ich seh, Ich seh)
(Austria 2008, regia di Veronika Franz e Severin Fiala)

Elias e Lukas sono due fratelli gemelli che vivono praticamente in simbiosi. A turbare pericolosamente le loro giornate è il ritorno della madre da una clinica, il volto bendato a seguito di un intervento di chirurgia estetica. Nei due nasce il sospetto che dietro quelle bende si nasconda una sconosciuta, un’ostile usurpatrice impossessatasi dell’identità materna. Necessario, quasi doveroso per i due, tentare di smascherarla a suon di scherzi e tranelli sempre più violenti. Gli stessi registi hanno diretto nel 2020 “The Lodge“, nuovamente incentrato su rapporti familiari in crisi e nuovamente con bambini cattivi come protagonisti, ma l’algida perfezione registica del duo non è sufficiente a replicare la potenza e l’effetto sorpresa del film d’esordio. Che a sua volta ricorda molto “The Other” (“Chi è l’altro?”), pellicola del 1972 diretta da Robert Mulligan.

THE CHILDREN
(USA 1980, regia di Max Kalmanowicz)

Uno scuolabus pieno di bambini viene investito da una nube radioattiva che li trasforma in piccoli serafici zombi dal tocco mortale che iniziano a sterminare gli adulti a suon di teneri abbracci altamente ustionanti. Nonostante gli effetti speciali disperatamente artigianali e l’inconfondibile stampo da b-movie, non è difficile intravedere un omaggio alla Notte dei morti viventi di Romero, o farsi due sonore risate.

THE CHILDREN
(USA 2008, regia di Tom Shankland)

Ebbene sì: esistono due film intitolati “The Children” e incentrati sui bambini killer. In questo caso, è una curiosa forma influenzale a colpire i più piccoli e trasformarli in freddi sicari, pronti a sterminare tutti gli adulti di casa in occasione dei festeggiamenti natalizi. Perché a Natale evidentemente non siamo tutti più buoni.


THE PIT
(Canada 1981, Lew Lehman)

Jamie è un bambino incompreso e dal risveglio sessuale precoce: bullizzato, escluso e maltrattato dai suoi coetanei, Jamie sembra vivere in un mondo allucinato tutto suo, in cui un orsacchiotto di pelouche gli rivolge parole e consigli, la sua baby sitter diventa morboso oggetto del desiderio e alcuni strani esserini vagamente antropomorfi vivono in una fossa nel bosco vicino casa e necessitano di mangiare carne fresca in abbondanza. Le cose si complicano terribilmente nel momento in cui i nemici di Jamie vengono scaraventati all’interno della fossa per placare la fame di questi mostriciattoli.

JOSHUA
(USA 2007, regia di George Ratliffe)

Joshua ha nove anni, è più intelligente e talentuoso rispetto alla media dei suoi coetanei; sempre composto e ben vestito, ha un’inquietante fissità nello sguardo ed è uno psicopatico fatto e finito. I suoi genitori non lo sanno e, troppo presi dall’arrivo in casa di una nuova bambina, faticano a collegare una serie di spiacevoli episodi, come la morte del cane o l’irrequietezza della neonata, alle malefiche manipolazioni del primogenito. Questo film ha ben poco di horror nella messa in scena, ma l’interpretazione del piccolo Joshua fa gelare il sangue nelle vene.

THEM (Ils)
(Francia/ Romania 2006, regia di David Moreau e Xavier Palud)

Simpatica variante del genere home invasion in cui a prendere d’assalto una coppia all’interno dell’imprescindibile immensa villa isolata di campagna è un gruppo di bambini incappucciati. Chi sono? Da dove vengono? Cosa vogliono? Chissà. La sceneggiatura sembra curarsi poco della trama e più dell’azione, ma il risultato finale è soddisfacente.

LA TUA PRESENZA NUDA! (What the peeper saw)
(Regno Unito/Italia 1972, James Kelley e Andrea Bianchi)

Elise è una bellissima ventiquattrenne, fresca di matrimonio con un affascinante scrittore inglese, rimasto vedovo della prima moglie e con a carico un figlio dodicenne, Marcus. Questi assume comportamenti via via sempre più preoccupanti, manipolatori e cattivi dei quali il padre non sembra mai accorgersi, con lo sgomento di Elise che viene costretta a prender parte da pedina inerme a un perverso gioco di ruolo in cui sospetto, paranoie e accuse si alternano a rassicurazioni, comportamenti ambigui e scuse. Il film non lesina scene di nudo e di esplicita perversione tra la ragazza e l’inquietante bambino.

COMPLEANNO IN CASA FARROW (Bloody Birthday)
(USA 1981, regia di Ed Hunt)

Sono nati tutti e tre lo stesso giorno, durante un’eclissi e tutti e tre, all’approssimarsi del decimo compleanno, sviluppano un irresistibile istinto omicida nei confronti di maestre, compagni, vicini di casa e parenti, che dal canto loro muoiono con una facilità disarmante. Quale migliore occasione di una tripla festa di compleanno per fare fuori quei pochi che non avevano ancora ucciso?

THE BROOD
(Canada 1979, regia di David Cronenberg)

Nola, una donna affetta da turbe psichiche, si affida alle cure del dottor Raglan, inventore di un controverso metodo terapeutico chiamato “psicoplasmia”. La sua figlioletta, al ritorno da una visita alla clinica, mostra sul corpo segni di percosse. Poco dopo i genitori della donna vengono uccisi brutalmente da strani bambini deformi. Toccherà al marito indagare sul conto del dottor Raglan e scoprire da dove provengano quei bambini. Se il sonno della ragione genera mostri, nessuno avrebbe potuto dar loro forma meglio di Cronenberg, ancora una volta alle prese con i temi del corpo e dell’identità.


PEOPLETOYS (Devil Times Five)
(USA 1974, regia di  Sean MacGregor e David Sheldon)

Un vivace gruppetto di bambini sociopatici e molto pericolosi riesce a scappare dal pulmino che li stava trasportando e si rifugia in una casa di montagna, dove un gruppo di adulti particolarmente stupidi offre loro ospitalità. B-movie piuttosto ridicolo, Peopletoys è uno slasher che propone morti creative e assassinî inferti dai bambini con l’inspiegabile complicità di una suora accompagnatrice, anch’essa psicopatica. Particolarmente godibile la sequenza finale.



GIOCATTOLI INFERNALI (Demonic Toys)
(USA 1992, regia di Peter Manoogian)

Durante un inseguimento degenerato in sparatoria, una poliziotta rimane chiusa all’interno di un magazzino di vecchi giocattoli in compagnia del criminale che ha arrestato. Ad aiutarli goffamente, la guardia notturna e un fattorino del fast food. Ma ben presto si accorgono di non essere soli, lì dentro: i giocattoli prendono vita, uccidono uomini parecchio più grandi e pesanti di loro sfidando ogni legge della fisica e rispondono agli ordini di un’entità demoniaca celata nel corpo di un bambino, desiderosa di cambiare ospite e possedere la creatura non ancora nata che si trova nel ventre della poliziotta, rimasta incinta da poco. Esilarante trashata sulla falsa riga di Puppet Master, è il classico esempio di midnight movie da rivalutare per goliardiche visioni.

BABY KILLER (It’s Alive!)
(USA 1974, regia di Larry Cohen)

Dai neonati non ci si aspetta molto, al di là dell’espletamento delle funzioni corporali, dei pianti e dei versi, dei rigurgiti e delle poppate. Ma il figlio dei coniugi Davies è molto diverso, perché è un mostro dentato in grado di uccidere in pochi secondi chiunque gli metta paura. Nato in un bagno di sangue e braccato dalla polizia di tutta la contea, il Coso non può che scappare di casa in casa e poi nelle fogne, seminando il panico. Nonostante la vocazione comico-satirica e nonostante l’inconfondibile tocco di Larry Cohen, questo film di culto ha un ritmo lento e un sottotesto triste che stridono parecchio con tutto il resto, già a partire dalla gommosa mostruosità posticcia del bebè, impossibile da prendere sul serio, nemmeno per un solo istante.

SUSPENSE (The Innocents)
(Regno Unito 1961, regia di Jack Clayton)

Miss Giddens è una giovane governante assunta da uno sfuggente uomo d’affari per badare in totale autonomia ai suoi due nipoti orfani, confinati in una splendida ma lugubre tenuta del Sussex. Ben presto si accorge che in quella casa e in quei bambini c’è qualcosa che non va, che i due pargoli sono tutto tranne che innocenti e innocui e che c’è un nesso tra i loro strani comportamenti e la morte della precedente tata. Di bambini in combutta coi fantasmi il calderone dell’horror ne ha sfornati parecchi, ma questo vecchio film, notevole per l’atmosfera goticheggiante, forse è tra i meno conosciuti del genere.

[Menzione speciale: i bimbi di Mario e Lamberto Bava]

Dal celeberrimo horror gotico OPERAZIONE PAURA (Italia 1966, regia di Mario Bava) in cui un villaggio nei Carpazi è terrorizzato da una bambina fantasma e funestato da continue morti, passando da SHOCK (1977, regia di Mario e Lamberto Bava), dove un bimbo viene posseduto dallo spirito del padre morto in tristi circostanze, fino a MACABRO (1980, regia di Lamberto Bava), in cui una bambina si cimenta nell’uccisione per affogamento del fratellino e nell’indagine sui singolari gusti sessuali della madre: i Bava ci hanno regalato ottimi esemplari di pargoli assassini, trasportandoli però in pellicole che non ne trattano il tema nello specifico come le precedenti e che sarebbe impossibile non tenere in considerazione.

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