[SPECIALE TOHorror Film Fest 2021] PAURA E DELIRIO A TORINO

Il TOHorror Fantastic film fest, giunto alla ventunesima edizione e rientrato gloriosamente in scena dopo un anno di stop, si è tenuto a Torino dal 19 al 24 ottobre 2021. Tra cortometraggi, animazioni, concorsi letterari e di sceneggiatura e lungometraggi in concorso e fuori concorso, le proposte artistiche hanno puntato a scelte non convenzionali e irriverenti. Tra i tanti titoli proiettati, ecco una selezione dei film horror presentati al festival, in ordine di gradimento:

THE SADNESS KU BEI
[Taiwan 2021, regia di Rob Jabbaz]

A Taiwan circola da tempo un virus, che non tarda a produrre una variante del tutto eccezionale, trasformando gli infetti in sadici assassini animati unicamente dall’impulso a uccidere, torturare e stuprare. La diffusione del contagio avviene in maniera estremamente rapida e incontrollata e non sembra esistere alcun rimedio. Attraverso le disavventure di una giovane coppia, salutatasi felicemente appena poche ore prima e che dovrà combattere duramente per ricongiungersi e salvarsi, si assiste al collasso progressivo dell’assetto sociale e alla granguignolesca caduta di ogni tabù, tra atti cannibalistici, orge di sangue, spappolamenti e supplizi di ogni sorta, violenze sessuali di ogni genere e grado. The Sadness è una variante estrema e singolare dello zombi movie, perché i contagiati non sono morti, né tantomeno perdono la capacità di parlare, ricordare o ragionare. A differenza dei cadaveri ambulanti affamati di cervelli o carne umana, gli infetti hanno perso la capacità di controllare gli istinti più violenti e ripugnanti o di inibire i comportamenti più aggressivi e inaccettabili, mettendo a nudo la parte più oscura e cattiva che giace sopita in ognuno di noi. Una riflessione sgradevole e visivamente esplicita sull’innata malvagità insita nella natura umana che si intreccia a una messa in scena di buona esecuzione, in linea con gli stilemi e i cliché degli zombi movie.



THE YELLOW WALLPAPER
[Stati Uniti, 2021 – regia di Kevin Pontuti]

Trasposizione del famoso racconto “La carta da parati gialla” pubblicato nel 1892 dalla scrittrice e sociologa femminista Charlotte Perking Gilman e incentrato su un caso di “isteria femminile” indotta da un approccio errato e paternalista alla depressione post-partum da parte dei medici, The Yellow Wallpaper è una pellicola struggente, ottimamente interpretata, d’impostazione gotica e dai ritmi lenti, che ha un rapporto poco immediato con l’horror: bisogna prima passare attraverso la narrazione angosciante di una vera e propria prigionia spacciata per vacanza terapeutica, il continuo indugiare sui dettagli di quella che diverrà una vera e propria ossessione verso una brutta carta da parati e un’ancor più brutta stanza da letto, simboli della mancanza di spazi e di libertà, per poi giungere all’inesorabile tracollo psichico come conseguenza di insopportabili imposizioni patriarcali da parte di uomini e medici non in grado di comprendere o curare i sintomi della depressione e il subdolo materializzarsi degli incubi e delle immagini distorte nella mente di una donna oppressa, svuotata e costretta a rifugiarsi nella follia.

AFTER BLUEPARADISE SALE
[Francia 2021 – regia di Bertrand Mandico]

In un futuro non troppo lontano, il genere umano è stato costretto a evacuare la Terra per trasferirsi in un pianeta non devastato da inquinamento, disastri ambientali e crudeltà. Ma nel pianeta After Blue, sopravvivono soltanto le donne, creatrici di una nuova società antitecnologica di stampo tribale e matriarcale, dove il crimine non è tollerato ed è stroncato sul nascere, nel più severo dei modi. La vita della giovane Roxy, adolescente in pieno risveglio ormonale, viene sconvolta dall’incontro con una misteriosa e conturbante strega di nome Kate Bush, considerata malvagia e pericolosa dalla comunità e per questo condannata a morte. Salvata la donna, Kate verrà costretta dalla sua tribù a cercarla insieme alla madre per portare a termine ciò che lei stessa aveva interrotto. Delirante coming of age ipersessualizzato con elementi del western, del road movie fantascientifico e dell’horror fantasy, After Blue è un lungo trip glitterato che non si prende troppo sul serio, non lesina sulle citazioni cinematografiche più stravaganti e che ben poco ha a che vedere col rigore formale e compositivo del precedente film di Mandico, Les garçons sauvages, col quale pur condivide alcune tematiche di fondo come la (ri)scoperta del corpo, della sessualità e della dimensione femminile.


WONDERFUL PARADISENOTEN PARADISE
[Giappone 2020 – regia di Masashi Yamamoto]

La disastrata famiglia Sasaya sta per traslocare dalla grande casa in cui ha vissuto per anni. La figlia Akane trova sia una buona idea dire addio l’abitazione con una festa improvvisata e annunciata pubblicamente su Twitter. Nel giro di qualche ora, la magione viene invasa da una compagine parecchio eterogenea di perfetti sconosciuti, radunatisi per un festeggiamento destinato a sfuggire subito di mano. In un crescendo di assurdità nel solco della più autentica stravaganza nipponica, si assiste alla trasformazione di un bambino in un pezzo di legno; alla morte temporanea di un anziano e ai funerali celebrati con balletti in stile Bollywood e con massicce dosi di droga; alla placida apparizione di fantasmi intenti a osservare un amplesso; alla lotta tra un mostruoso chicco di caffè gigante e una potente statua greca da giardino, e via discorrendo fino al totale assorbimento del principio di sospensione dell’incredulità. Commedia grottesca e fantasiosa con scarsezza di momenti horror e sovrabbondanza di gag e stranezze.



THE SCARY OF SIXTY-FIRST
[Stati Uniti 2021 – regia di Dasha Nekrasova]

Esiste una regola pressoché universale da tenere sempre a mente in tutte le grandi città: non esistono appartamenti al contempo lussuosi ed economici e se esistono, c’è sempre dietro una ragione non proprio gradevole ed è bene tenersene alla larga. Così succede che Addie e Noelle, due ragazze intenzionate a trasferirsi a Manhattan per perseguire vaghi sogni di carriera, decidano di ignorare tale regola e accomodarsi in un distinto alloggio nell’Upper East Side, uno dei quartieri più lussuosi e costosi di Manhattan, uno di quelli che una giovane aspirante attrice e una disoccupata quali sono Addie e Noelle potrebbero a stento permettersi di guardare da lontano. Il motivo di un prezzo tanto inflazionato emerge ben presto, al pari di un conato di vomito: l’appartamento apparteneva a Jeffrey Epstein, il miliardario ammanicato con il jet-set politico e finanziario americano e britannico che potè permettersi di adescare, violentare e abusare in vario modo delle ragazzine minorenni in maniera del tutto indisturbata, per anni.
Le dure giovani, appresa la shockante verità, reagiscono in maniera diversa: Noelle indaga sul caso Epstein, alla ricerca della verità e di indizi nascosti, insieme a una misteriosa ragazza conosciuta per caso, con la quale intraprende una relazione infarcita di droghe e teorie del complotto; Addie mostra segni di squilibrio mentale e di possessione, comportandosi come una delle giovanissime donne abusate in quell’appartamento. Alle loro spalle, si muovono ombre troppo buie e profonde per essere viste.
The scary of sixty-first è un film dall’estetica vagamente vintage, con riferimenti più o meno espliciti al giallo italiano. È una discesa agli inferi in cui agli atteggiamenti paranoici delle ragazze e alla perdita del contatto con la realtà fanno da contrappunto gli inequivocabili segnali di un’influenza maligna incontrastata a soverchiarle e il disgustoso manifestarsi di una realtà squallida e opprimente, nascosta in casseforti segrete piene di polaroid equivoche, in macchie di sangue e fluidi corporei incastonati nei materassi, nei riflessi di uno specchio fissato sul soffitto, fronte letto. La recitazione, volutamente sguaiata e fuori fuoco, risulta a tratti poco credibile e la messa in scena oscilla tra l’indicibile pesantezza delle tematiche trattate e un sardonico sfottò nei confronti dei personaggi che orbitano attorno all’appartamento dei sordidi rendez-vous.

WE’RE ALL GOING TO THE WORLD’S FAIR
[Stati Uniti 2021 – regia di Jane Schoenbrun]

Un’adolescente prende parte a una sfida online chiamata “World’s Fair”, una di quelle sfide raccontate su internet – spesso in maniera fuorviante, o inventate di sana pianta e rese reali grazie ai fenomeni dell’emulazione, com’è accaduto con il famigerato gioco della Blue Whale – che consiste nel guardare un misterioso video e raccontare con una serie di filmati inquietanti i cambiamenti che da quel momento iniziano a verificarsi nella sua vita e sul suo corpo. Non è chiaro, e non è nemmeno importante, se la ragazza stia manifestando reali segni di disagio o stia producendo filmati ad hoc per il gusto di spaventare qualche sconosciuto su internet: quel che conta è la sensazione di immensa solitudine, di lontananza dalla vita, d’impressionante distacco emotivo nell’esistenza di un’adolescente lasciata a sé stessa e oramai immersa in una dimensione nichilistica e deprimente in cui nulla accade. We’re all going to the world’s fair è un film sperimentale, con poca narrazione, pochissimi dialoghi e due soli personaggi ad animare un racconto in cui il tempo non sembra mai scorrere e la realtà non avere più alcuna importanza. Più triste che da spavento, ma interessante per il resoconto di fatti inquietanti che vanno a finire nelle fangose superfici dell’internet raccontato sotto forma di singolari creepypasta.

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