Archivi categoria: Horror indipendenti

Without Name, paura e delirio nei boschi irlandesi

Without Name è una pellicola di Lorcan Finnegan che vaga tra i sentieri del folk-horror e quelli del natural-horror, sospesa tra le manifestazioni magiche di entità silvestri legate alla superstizione irlandese e inspiegabili fenomeni naturali le cui radici affondano tanto nell’inconscio umano quanto nel sottosuolo boschivo.

Continua a leggere Without Name, paura e delirio nei boschi irlandesi

Annunci

[Recensione] Pyewacket, non disturbare il famiglio che dorme

Come risolvere una crisi familiare provocata da una morte improvvisa, esacerbata da un lutto mai elaborato e scandita dagli squilibri di una madre alcolizzata e dai disagi adolescenziali di una figlia col pallino dell’occulto? Evocando un demone, è chiaro.

Continua a leggere [Recensione] Pyewacket, non disturbare il famiglio che dorme

[Recensione] The Ritual: la crisi di mezz’età è una cosa mostruosa

Non dev’essere facile per un uomo superare lo scoglio psicologico dei quarant’anni, se si scarta l’idea dell’acquisto di un macchinone costoso, o di un viaggio all’insegna della perdizione in un’isola frequentata da ventenni alcolizzati, optando magari per un impegnativo trekking nel più oscuro e profondo anfratto della foresta svedese. Soprattutto quando a complicare le cose intervengono una deviazione di percorso imprevista, gli screzi con i compagni di avventura, il ritrovamento di animali sbudellati, i segni inequivocabili di un rituale in corso incisi sugli alberi, numerose allucinazioni e una carrellata di disgrazie in rapida successione.

The-Ritual-

The Ritual di David Bruckner è innanzitutto questo: il racconto di un viaggio e di un percorso interiore dall’ambientazione boschiva. La vicenda gira attorno alle disavventure di quattro amici, decisi a ritirarsi temporaneamente nella natura selvaggia. L’idea è di onorare il ricordo di un quinto compagno, ucciso tempo addietro durante una rapina, con la codarda complicità di uno di loro, Luke: rimasto in disparte a osservare l’omicidio, egli assiste a una scena che gli si riproporrà in più occasioni sotto forma di allucinato senso di colpa.

the ritual

Ma non è soltanto il rimorso a preoccupare il gruppo di esploratori: è la sensazione di non essere soli in mezzo a quei tronchi dalle crepature ostili. Sono le allucinazioni e gli inquietanti ritrovamenti di carcasse incastrate tra i rami. Sono degli strani simboli incisi sugli alberi. Costretti per l’infortunio di uno di loro a deviare dal sentiero alla ricerca della strada più breve, i quattro si troveranno intrappolati in una sorta di labirinto esoterico e onirico dal quale si esce radicalmente trasformati: da esseri umani a vittime sacrificali di una mostruosa creatura la cui progressiva rivelazione costituisce uno dei meccanismi portanti del film. Che riesce a portarsi avanti in maniera lineare pur proponendo una notevole quantità di elementi e topos, dalla lotta dell’uomo contro la natura e contro sé stesso ai richiami alla mitologia norrena, dal tema della trasformazione interiore e fisica a quello del’immolazione rituale.

the_ritual2

A metà strada tra survival slasher in chiave mistica e horror folk sui generis che ricorda un po’ The Blair witch project – graziosamente epurato dalla tecnica del found footage e da macroscopiche limitazioni di budget – The Ritual è un ottimo lavoro di regia per David Bruckener, che si era già fatto apprezzare in V/H/S e Southbound e che realizza un film visivamente ineccepibile all’insegna del perfezionismo, una pellicola dalla fotografia elegante e algida che si fa perdonare un finale decisamente sottotono.

[Recensione] The Lodgers, gotico irlandese per famiglie disfunzionali

La vita di un fratello e una sorella segnata da una maledizione atavica che li costringe a seguire le regole di una vecchia casa decadente, di giorno popolata da ombre e silenzi, di notte invasa da spiriti inquieti. The Lodgers, opera seconda di Brian O’Malley, è una ghost story carica di cliché tipici del gotico, ben amalgamati tra loro da un’atmosfera elegante, inquieta e densa di simboli.

Continua a leggere [Recensione] The Lodgers, gotico irlandese per famiglie disfunzionali

[Recensione] Les Affamés: il Quebec dei morti viventi

Per chiunque si sia mai chiesto come possa funzionare un’epidemia zombi nelle zone rurali più isolate del Quebec, arriva a gamba tesa una produzione Netflix che, tra cliché e stilemi del genere fedelmente riproposti e interessanti incursioni surrealiste, racconta la fine del mondo attraverso le peripezie campagnole di alcuni sopravvissuti in lotta per la vita: Les Affamés di Robin Aubert.

Continua a leggere [Recensione] Les Affamés: il Quebec dei morti viventi

What we do in the shadows: il mio coinquilino di merda è un vampiro

Ci siamo passati tutti: l’appartamento in condivisione con perfetti sconosciuti, i piatti sporchi lasciati dal giorno prima, le piccole insopportabili abitudini altrui, dover pulire divani e pareti dal sangue delle vittime, non disturbare i vicini. La convivenza non è mai facile, soprattutto se a doversi dividere gli spazi sono quattro vampiri europei emigrati in Nuova Zelanda.
Continua a leggere What we do in the shadows: il mio coinquilino di merda è un vampiro

Alucarda (1977): tutta nera, tutta calda

Prendi un collegio abitato da suore, aggiungi un lesbo-patto con il Diavolo, amalgama con tantissime urla da soap opera latinoamericana e ottieni Alucarda di Juan López Moctezuma. La ricetta base di questo film messicano sembra facile, ma il condimento è molto più ricco di quanto non possa sembrare a un primo assaggio.

Intanto c’è il regista, Moctezuma, che è anche un collaboratore di Jodorowskj e che per questo non potrà fare a meno di insaporire la sua pellicola con un velato misticismo fiabesco, che anni dopo Guillermo Del Toro (tra registi “horror” MENO amati da chi scrive, NdA) non potrà fare a meno di apprezzare e omaggiare.
Poi c’è l’inevitabile accostamento a due film ben più famosi e pregiati: I Diavoli di Ken Russel, seppur con tutte le differenze del caso, per l’affinità tra le scene di isteria collettiva e invasamento di attraenti suorine, sul ciglio della nunxploitation e Carrie di Brian De Palma per alcune palesi analogie visive nel finale. E in un circolo vizioso che va per aspera ad astra – più aspera che astra, a dirla tutta – si passa dall’omaggio alla letteratura del Marchese de Sade a una recitazione da telenovelas con tanto di urla finte riproposte con cadenza regolare di una ogni trenta secondi.

Alucarda è un’adolescente inquieta e dagli scarsi freni inibitori, con un aspetto piuttosto dark, lunghi capelli scuri a incorniciare lo sguardo e vestito nero goticheggiante a disegnarne la sagoma. Essa vive in un orfanotrofio simile a una casa rupestre gestito da suore che indossano strani e palesemente scomodi vestiti color cipria che sembrano creazioni di Gucci sotto mescalina:

Nata sotto una cattiva stella e genuinamente votata al male, Alucarda seduce la sua compagna di stanza Justine, coinvolgendola in una serie rocambolesca di vicissitudini che comprendono un patto col demonio in salsa lesbo, un soffocante rapporto d’amore, la possessione demoniaca, un esorcismo in chiave bdsm con tanto di crocifissione da nuda e torture, la morte di Justine, una breve resurrezione della stessa sotto forma di demone grondante sangue, l’eliminazione definitiva a suon di acido muriatico e un paio di denunce per disturbo della quiete pubblica.

Quello di Moctezuma è un film visionario e quasi ingenuo, dalla realizzazione imperfetta che ne mina la credibilità ma che gli assicura un posto tra i film di culto che raccontano un’epoca, gli anni Settanta, lasciando intravedere in filigrana gli argomenti caldi di un decennio allucinato: la ribellione sessuale, un ritorno alla natura e alla nudità, l’esoterismo, la ricerca di culti alternativi a quello cattolico e cristiano. Impossibile prenderlo sul serio ma difficile non apprezzarlo e rimanere sorpresi dal paradossale iato filmico tra buone e cattive idee, genuinità e povertà della sceneggiatura, carisma dei personaggi e scarsa capacità recitativa del cast.

[Recensione] Slumber: demoni del sonno e incubi soporiferi

Esiste qualcosa di più inquietante dei disturbi del sonno? Di vedere qualcuno aggirarsi per casa, occhi spiritati e privo di coscienza, compiere azioni apparentemente senza senso? Di avvertire una presenza o essere gli unici a vedere ombre e arabeschi di materia oscura aggirarsi minacciosi nella stanza da letto? Di aprire gli occhi nel cuore della notte e non riuscire a muoversi né gridare? Sonnambulismo, allucinazioni ipnagogiche e paralisi del sonno sono fenomeni reali e per questo più terrificanti di qualsiasi entità paranormale. Basterebbe tenere in mente questo dettaglio – di come la realtà, con le sue sfaccettature reali e spigolose, possa spaventare più di qualsiasi mostro o apparizione – per creare un horror credibile ed efficace. Ma Slumber di Jonathan Hopkins intraprende un sentiero diverso, indugiando su jumpscare, demoni e ricostruzioni scientificamente poco accurate di fenomeni ampiamente diffusi e tipici come la deambulazione notturna, gli stati allucinatori durante la transizione sonno-veglia o le paralisi.

Continua a leggere [Recensione] Slumber: demoni del sonno e incubi soporiferi

[Recensione] The Transfiguration: come diventare un vampiro in poche semplici mosse

Imparare a memoria la filmografia dedicata, accumulare ricchezze, bere sangue umano almeno una volta al mese. Queste le regole del perfetto succhiasangue secondo Milo, un adolescente introverso e taciturno che elabora certi traumi personali sviluppando un interesse morboso verso il mito del vampiro, creatura affascinante ma condannata alla solitudine, essere che si nutre delle vite altrui ma che dalle vite altrui è attratto, demone tanto potente quanto vulnerabile. The Transfiguration di Michael O’ Shea, ambientato nel Queens, a New York, in un isolato ad alta concentrazione di criminalità e disagio, cita in maniera aperta e speculare Let the right one in di Tomas Alfredson, la pellicola svedese del 2008 che ha cambiato per sempre il modo di guardare e raccontare i vampiri.

Continua a leggere [Recensione] The Transfiguration: come diventare un vampiro in poche semplici mosse

[Recensione] The Lure: Sirenetta Horror Picture Show

Metti una sera in un night club polacco due sirene, disco music in sottofondo, paillettes e luci stroboscopiche tutt’intorno, voci ammalianti e grosse code di pesce servite agli sguardi affamati degli spettatori. Aggiungi una versione un po’ horror e un po’ spinta della Sirenetta di Andersen e ottieni The Lure  (titolo originale: Córki dancingu) di  Agnieszka Smoczynska, un musical horror polacco presentato lo scorso anno al Sundance Festival.
Continua a leggere [Recensione] The Lure: Sirenetta Horror Picture Show