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[RECENSIONE] I MORTI NON MUOIONO (E INTANTO SI ANNOIANO)

Non tutte le ciambelle riescono col buco né tutte le “brillanti” commedie horror sono poi davvero così splendide. Nemmeno se a girarle è Jim Jarmush. Nemmeno con un cast bravo e ruffiano. Nemmeno con buone fotografia e messa in scena. Alla sacrosanta curiosità suscitata da The Dead don’t Die – appena uscito in Italia col titolo “I morti non muoiono”, non corrisponde altrettanta soddisfazione, per un horror che omaggia l’horror senza sapere perché.

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Ho guardato It al cinema e a farmi paura è stato il pubblico

Del nuovo IT di Andrés Muschietti, appena arrivato nelle sale italiane, s’è parlato fin troppo. Non è un horror indipendente e non mi interessa raccontarne la trama o recensirlo: semplicemente, è uno di quei film che ti ritrovi a guardare per osmosi.
Infatti è andata così. Ero da qualche parte a pensare al nulla e d’un tratto intorno a me si è materializzato un cinema multisala dalle poltrone rosse e comode, uno di quei posti che puzza di popcorn e sudore. Dopo essermi chiesta cosa ci facessi lì senza trovare una risposta plausibile e aver accettato il mio destino, ho dato un’occhiata al chiassoso potpourri umano che riempiva la sala. Adolescenti e ragazzi. Tantissimi. Di quelli che vanno a svernare ai centri commerciali durante il weekend, come si faceva negli anni Ottanta, ma senza cotonatura. Di quelli che, detto fuori dai denti, molto probabilmente un domani non entreranno a far parte dell’intellighenzia. Di quelli che scattano foto col cellulare a proiezione iniziata e col buio in sala, usando il flash. Di quelli che URLANO DURANTE IL FILM, per farsi sentire da tutti.
Dalla prima all’ultima scena di It, è stato un continuo declamare battute da un capo della sala e fare eco ridendo dall’altra. Era un continuo implorare il silenzio da parte di pochi. Era un continuo fastidio.
Mentre scorrevano le immagini sullo schermo, ho capito che l’orrore, quello vero, era dentro una sala che puzza di popcorn e sudore, seduto su poltrone rosse e comode. Il cinema era invaso dagli indèmoniati ma purtroppo nessuna motocicletta è arrivata sgommando tra i sedili per falcidiarli. La società dei buzzurri, l’orrore, fatto di gambe appoggiate sui sedili, l’una sull’altra, mani che volano, bocche che succhiano da cannucce e facce da culo, un’orgia di versi e risate, corpi fusi senza un’identità, un ammasso di carne ottusa che non prova vergogna a mostrarsi per quel che è.
Essi vivono, e non sono capaci di guardare un film stando in silenzio o bisbigliando, perché sono i figli di quella parte di società che urla, gesticola, si mette in mostra, si fa riconoscere.
Sono quelli che non hanno sviluppato, mentalmente, la capacità di adattarsi a un contesto diverso dal loro. Sono quelli che da grandi posteggeranno in seconda e terza fila, passeranno col rosso, non faranno l’assicurazione. Sono quelli che è inutile richiamare, perché se ne fottono e non sono in grado di riconoscere un concetto semplice come “ho pagato il biglietto per guardare il film, non per sentire le cagate che dici tu”. Galleggiano, galleggiano tutti, sfortunatamente non da qualche parte nelle fognature ma ovunque, senza possibilità di scampo, come un’armata delle tenebre troppo numerosa e potente da sconfiggere.

Ah, It comunque non era male, alla fine.