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[RECENSIONE] Seven in Heaven, il teen drama horror in salsa Sci-Fi che quasi nessuno ha visto

Probabilmente tutti sanno che un titolo troppo lungo come “Seven in Heaven, il teen drama horror in salsa Sci-Fi che quasi nessuno ha visto ” non giova alla fruizione del post, o all’indicizzazione, ma a volte bisogna compiere scelte difficili e fare pace con l’idea che per parlare di questo film, non si possa non introdurlo come un teen drama horror in salsa Sci-Fi che quasi nessuno ha visto, perché così è.

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[SPECIALE DUEMILADICIHORROR] I FILM HORROR DEL 2018 DA NON LASCIARSI SFUGGIRE

Smaltiti i postumi del 2018 ma non ancora i tanti film che ci ha regalato, è giunto il momento di trarre le somme con una selezione dei migliori film horror dell’anno appena trascorso, come sempre alla ricerca di pellicole indipendenti o ingiustamente sottovalutate. Per questo motivo, non mi soffermerò più di tanto a parlare di produzioni mainstream, seppur valide, delle quali si è già discusso tanto, sia qui e altrove, come ad esempio l’ottimo Unsane di Steven Soderberg, il soddisfacente Ghostland di Pascal Laugier, l’amato/odiato e poco compreso Hereditary di Ari Aster o ancora Climax, che è riuscito a farmi rivalutare Gaspar Noe. Ecco quindi, in ordine sparso, un elenco ragionato e impopolare degli horror meritevoli di grazia nel 2018 secondo Horror Vacui:

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[Recensione] The Ritual: la crisi di mezz’età è una cosa mostruosa

Non dev’essere facile per un uomo superare lo scoglio psicologico dei quarant’anni, se si scarta l’idea dell’acquisto di un macchinone costoso, o di un viaggio all’insegna della perdizione in un’isola frequentata da ventenni alcolizzati, optando magari per un impegnativo trekking nel più oscuro e profondo anfratto della foresta svedese. Soprattutto quando a complicare le cose intervengono una deviazione di percorso imprevista, gli screzi con i compagni di avventura, il ritrovamento di animali sbudellati, i segni inequivocabili di un rituale in corso incisi sugli alberi, numerose allucinazioni e una carrellata di disgrazie in rapida successione.

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The Ritual di David Bruckner è innanzitutto questo: il racconto di un viaggio e di un percorso interiore dall’ambientazione boschiva. La vicenda gira attorno alle disavventure di quattro amici, decisi a ritirarsi temporaneamente nella natura selvaggia. L’idea è di onorare il ricordo di un quinto compagno, ucciso tempo addietro durante una rapina, con la codarda complicità di uno di loro, Luke: rimasto in disparte a osservare l’omicidio, egli assiste a una scena che gli si riproporrà in più occasioni sotto forma di allucinato senso di colpa.

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Ma non è soltanto il rimorso a preoccupare il gruppo di esploratori: è la sensazione di non essere soli in mezzo a quei tronchi dalle crepature ostili. Sono le allucinazioni e gli inquietanti ritrovamenti di carcasse incastrate tra i rami. Sono degli strani simboli incisi sugli alberi. Costretti per l’infortunio di uno di loro a deviare dal sentiero alla ricerca della strada più breve, i quattro si troveranno intrappolati in una sorta di labirinto esoterico e onirico dal quale si esce radicalmente trasformati: da esseri umani a vittime sacrificali di una mostruosa creatura la cui progressiva rivelazione costituisce uno dei meccanismi portanti del film. Che riesce a portarsi avanti in maniera lineare pur proponendo una notevole quantità di elementi e topos, dalla lotta dell’uomo contro la natura e contro sé stesso ai richiami alla mitologia norrena, dal tema della trasformazione interiore e fisica a quello del’immolazione rituale.

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A metà strada tra survival slasher in chiave mistica e horror folk sui generis che ricorda un po’ The Blair witch project – graziosamente epurato dalla tecnica del found footage e da macroscopiche limitazioni di budget – The Ritual è un ottimo lavoro di regia per David Bruckener, che si era già fatto apprezzare in V/H/S e Southbound e che realizza un film visivamente ineccepibile all’insegna del perfezionismo, una pellicola dalla fotografia elegante e algida che si fa perdonare un finale decisamente sottotono.